Politica e Sanità
22 Ottobre 2015Che sia nella direzione di una integrazione orizzontale, tra farmacie, o verticale, tra distributore e farmacie, sembra essere in aumento la percentuale di farmacie che aderiscono a modelli aggregativi. E, di pari passo, si rileva una maggiore tendenza alla implementazione di servizi e uno sviluppo degli stessi verso formule più evolute, con esperienze di patient care. È questo uno degli spunti di riflessione emerso nel corso della quarta edizione del convegno Retail Salute, l'evento di Farmacia Evoluzione organizzato da Paola Gallas networking e dedicato quest'anno al futuro della farmacia alla luce del Ddl concorrenza, e lanciato da Filippo Boschetti, Principal area Consulting Ims Health. Il contesto è quello di un farmacista che vede «progressivamente ridursi la sua top line a causa della diminuzione di revenue dai farmaci rimborsati, di una forte concorrenza orizzontale e di una minor disponibilità di spesa out of pocket». Ne consegue che a livello di strategie, «le aree di focus del farmacista riguardino, in termini di efficienza operativa, la minimizzazione dei costi operativi e di gestione del punto vendita, la riduzione dei costi di acquisto tramite un vaglio più aggressivo delle proposizioni commerciali, l'ottimizzazione della gestione dello stock, lo sviluppo e la diffusione di sistemi di cooperazione, networking e formazione professionale». Parimenti, in termini di profittabilità del business, al centro dell'attenzione va la «differenziazione dell'offerta per affrontare la competizione, puntando su segmenti più dinamici del mercato commerciale o sui servizi, l'offerta di servizi innovativi di patient care, l'evoluzione verso un ruolo di counselling per massimizzare la compliance e l'aderenza del paziente e di conseguenza la sua loyalty al punto vendita».
In questo contesto, e in particolare in un momento in cui, «con il Ddl concorrenza, si prospetta l'ingresso dei capitali in farmacia, la distribuzione farmaceutica va incontro a una possibile rivoluzione. Le farmacie stanno reagendo al contesto competitivo tramite forme di aggregazione spesso molto diverse sul territorio e, in generale, si assiste a un progressivo aumento del numero di farmacie associate in forme aggregative, con una percentuale che dal 24% del 2011 passa al 32% del 2013». E tra le formule aggregative i modelli possono variare in base a un diverso mix e grado di realizzazione di integrazione verticale, tra farmacie e distributori, e di integrazione orizzontale, tra farmacie, con esperienze che, nel primo caso, vanno da «farmacie indipendenti che si aggregano in una cooperativa per aumentare il potere contrattuale e ottenere maggior autonomia nell'approvvigionamento, a farmacie all'interno delle cooperative che sviluppano reti al fine di consolidare e standardizzare l'offerta», o, nel secondo caso, «dal gruppo di farmacie indipendenti, che agiscono soprattutto come un collettivo di acquisto per aumentare il potere di acquisto, a farmacie unite attraverso un marchio ombrello al fine di standardizzare marketing, assortimento e layout».
on una tendenza di adesioni che si stanno sempre più spostando verso «modelli di integrazione più accentuati». Ed è anche all'interno di questo scenario che si assiste a una sempre maggiore «implementazione di servizi, accanto a un ampliamento della offerta merceologica». Servizi che tendono a loro volta a diventare più evoluti «dai test diagnostici, consulenze specialistiche, screening per alcune patologie, fino ad arrivare all'assistenza domiciliare integrata, tramite partner terzi, al supporto all'aderenza alla terapia e alla compliance».
Francesca Giani
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