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Politica e Sanità

02 Novembre 2015

Vaccinazione antinfluenzale, richiamo dall'Oms: il no costa migliaia di vite


Il "no" alla vaccinazione antinfluenzale costa migliaia di vite: è questo il titolo di un appello rivolto ai cittadini, attraverso il sito dell'Ufficio regionale per l'Europa dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), da parte di Caroline Brown, Programme Manager per l'influenza e altri agenti patogeni respiratori. Alla vigilia della stagione 2015-2016, Brown ricorda che «ogni anno fino a 500.000 persone in tutto il mondo muoiono a causa di complicazioni dell'influenza e circa il 10% di queste morti avvengono in Europa. Molte di queste vite avrebbero potuto essere salvate con un semplice gesto: effettuare la vaccinazione antinfluenzale». Questo atto di prevenzione è compiuto ogni anno da circa trenta milioni di europei e «tutti coloro che hanno più di 65 anni, presentano problemi di salute preesistenti, sono in stato interessante o lavorano come operatori sanitari dovrebbero fare lo stesso». Proprio gli anziani sono i soggetti maggiormente a rischio di complicanze gravi perché, proprio come fa notare l'Oms, il loro sistema immunitario è più debole e meno efficace nel combattere le infezioni. Inoltre, in questa fascia d'età le comorbilità sono più frequenti e diabete, patologie cardiache, epatiche, renali o polmonari croniche complicano il quadro clinico e peggiorano la prognosi di un'influenza. La vaccinazione antinfluenzale è particolarmente raccomandata anche per le donne in gravidanza e per gli operatori sanitari: questi ultimi, oltre a essere particolarmente esposti ai virus rischiano anche di veicolare l'infezione ai propri pazienti. Ricordando che questo è il periodo migliore per vaccinarsi, l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) fa proprie le parole dell'esperta dell'Oms e sottolinea che «spesso si commette l'errore di sottovalutare l'impatto di quella che è una vera e propria malattia infettiva e può causare gravi problemi di salute e in alcuni casi addirittura avere conseguenze fatali, soprattutto negli anziani e nelle persone affette da patologie croniche».

Renato Torlaschi

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