Ddl concorrenza e capitali, Enpaf: prevedere quota di fatturato a previdenza
Nell'ipotesi di società con capitale maggioritario di soci non farmacisti, è necessario prevedere una disposizione che fissi una quota del fatturato annuo da versare all'Enpaf, analogamente a quanto avviene per l'Empam che riceve un contributo previdenziale dalle società professionali mediche e odontoiatriche e le società di capitali operanti in regime di accreditamento Ssn, pari al 2% del loro fatturato. È questa la soluzione proposta da Emilio Croce, presidente dell'Enpaf in sede di audizione, in commissione Industria del Senato, della filiera del farmaco sul ddl concorrenza. Croce ha sottolineato come tale previsione sia necessaria per «mantenere in equilibrio il saldo previdenziale della gestione» poiché l'attuale «assenza di vincoli di maggioranza nel capitale da parte dei professionisti, rischia di determinare rilevanti effetti sulla stabilità della gestione previdenziale dell'Enpaf nel medio e nel lungo periodo». Croce ha proposto che «tenuto conto di quanto già previsto all'art. 1, comma 39, Legge n. 243/2004, che pone a carico delle società professionali mediche ed odontoiatriche, in qualunque forma costituite, e le società di capitali operanti in regime di accreditamento col Servizio Sanitario Nazionale un contributo previdenziale in favore dell'Enpam, pari al 2% del loro fatturato annuo, sulle prestazioni specialistiche rese in regime di Ssn» si preveda una «analoga disposizione in favore dell'Enpaf, nell'ipotesi di società con capitale maggioritario di soci non farmacisti, escludendo, comunque, le prestazioni rese in regime di Ssn, in quanto già assoggettate al contributo oggettivo dello 0,90%, ex art. 5 della Legge 395/77». Ed entrando nel merito dei rischi, ha chiarito: «Con l'avvento del capitale, si determinerà una forte contrazione del numero degli iscritti che, per la loro posizione di titolari di farmacia, hanno solo l'Enpaf quale Ente di previdenza ad appartenenza obbligatoria, con un conseguente incremento di coloro che, invece, svolgono la propria attività in regime di lavoro subordinato e, pertanto, essendo soggetti all'Assicurazione generale obbligatoria gestita dall'Inps, versano una contribuzione previdenziale Enpaf ridotta». Secondo Croce se il modello gestionale sarà questo, ci sarà una «una progressiva erosione del reddito professionale dell'iscritto assoggettato a contribuzione previdenziale e ad una connessa drastica contrazione delle entrate contributive dell'Ente». E ha ricordato che in base all'ultimo bilancio di esercizio, «l'Ente, eroga prestazioni pensionistiche annue per oltre 155 milioni di euro» e che nel «2015, la contribuzione soggettiva in capo agli iscritti che hanno solo la copertura previdenziale dell'Enpaf ammonta a circa 130 milioni di euro che rappresenta il 79% dell'intera contribuzione soggettiva e il 51% dell'intera contribuzione previdenziale versata, soggettiva ed oggettiva». La proposta avanzata, ha concluso il presidente dell'Enpaf è «il giusto contemperamento tra la scelta di ampliare, con l'apertura ai capitali, i modelli gestionali nel settore farmaceutico, e la tutela dell'equilibrio finanziario nel medio e lungo termine di un Ente previdenziale di categoria».
Simona Zazzetta
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