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Politica e Sanità

01 Dicembre 2015

Innovativi, De Biasi: fondo nazionale anche per farmaci orfani


«Abbiamo svincolato dai tetti della farmaceutica ospedaliera e territoriale il fondo nazionale per i farmaci innovativi, che torna a essere nel Ssn» e i farmaci orfani, in quanto innovazione, «potranno rientrare in questa categoria». Lo ha detto Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione sanità del Senato nel corso del workshop "Farmaci orfani e malattie rare", organizzato da Federsanità-ANCI e da Motore Sanità. L'evento ha riunito allo stesso tavolo esperti, istituzioni e associazioni dei malati che chiedono risposte concrete nella Legge di stabilità, passata all'esame della Camera. «Nella legge di stabilità c'è la revisione finanziata dei Livelli essenziali di assistenza» ha spiegato De Biasi. «Il sostegno alla ricerca, alla sostenibilità e la capacità di innovazione sono all'ordine del giorno, sia per le modalità e sia per gli sviluppi economici futuri». Quello delle malattie rare non è certo un tema secondario nel nostro Paese, sono 3 milioni infatti gli italiani che ne risultano affetti (7-8mila le patologie che rientrano in questa classificazione). Pazienti, il 70% bambini, che spesso hanno difficoltà di accesso alla diagnosi e all'assistenza. Il costo complessivo per le malattie rare sostenuto dal Ssn è di 1,3 mld di euro. Ma ci si interroga sul problema della sostenibilità del Ssn, anche in virtù di nuove terapie che stanno arrivando. «Quest'empasse può essere affrontata - ha osservato Mario Boccadoro, direttore del Dipartimento di oncologia dell'Azienda ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino - mettendo allo stesso tavolo i vari attori, dalle istituzioni ai pazienti alle aziende. Va evitato assolutamente che l'ultimo anello della catena, il medico, si trovi a essere l'ago della bilancia nei confronti del paziente. Oggi esistono farmaci che vanno usati in associazione e hanno una moltiplicazione dei costi assolutamente esponenziale. Ecco che nella legge di stabilità si devono aumentare le reti e le organizzazione regionali, in modo da avere un'uniformità dell'assistenza in tutte le zone del Paese». Per Angelo Del Favero, direttore generale dell'Istituto Superiore di Sanità è chiaro che di fronte a 3 mln di pazienti una soluzione è obbligatoria. «Si deve investire in questo campo - ha aggiunto - perché se la malattia viene diagnosticata precocemente, abbiamo maggior successo nei trattamenti e meno costi economici e sociali». Farmaci innovativi, nuovi Lea e finanziamenti certi, restano però i nodi che preoccupano le associazioni dei pazienti. Una risposta, per loro, arriva da Paola Binetti, presidente dell'intergruppo parlamentare sulle malattie rare: «Questa è una legge di stabilità che guarda alla sanità in maniera puntuale e su alcuni temi precisi. Sembra proprio che questa volta passerà la revisione dei Lea».

Rossella Gemma

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