Politica e Sanità
09 Dicembre 2015Si è conclusa positivamente, cioè con la consegna del farmaco tramite Asl, la vicenda di una famiglia che, rivolgendosi a una farmacia della provincia di Roma, ha incontrato per diversi giorni, difficoltà a reperire la terapia urgente per il proprio figlio malato di patologia rara. Il caso è stato segnalato nei giorni da una nota stampa di Federfarma Roma in cui Andrea Cicconetti, in qualità di titolare della farmacia interessata e segretario del sindacato provinciale, ha denunciato la non reperibilità del farmaco, un anticorpo monoclonale, palivizumab (Synagis)marchiato Abbvie, e la difficoltà ad avere risposte dall'azienda: «Ho provato a ordinarlo secondo le consuete procedure, ma venerdì (4 dicembre, ndr) mi sono sentito rispondere che il servizio clienti era chiuso e il farmaco non poteva essere ordinato. Sono tornato alla carica oggi (7 dicembre, ndr), ma dopo un rimpallo tra un centralino e l'altro, il referente della casa farmaceutica ha affermato che le farmacie nel Lazio non possono ordinare questo prodotto perché, pur essendo in fascia A (cioè nella fascia in cui sono posizionati tutti i farmaci concedibili dal Servizio Sanitario Nazionale) è inserito anche nel prontuario ospedale-territorio (Pht) e la AbbVie non sa se la Regione vorrà inserirlo nella distribuzione per conto (Dpc)». L'azienda farmaceutica, a mezzo stampa, ha di fatto confermato quanto riportato da Cicconetti, ricordando che in una recente circolare la Regione aveva previsto che per il farmaco in questione fosse distribuito direttamente, presso le Asl e segnala che la questione si è, infatti, risolta con la convocazione dei familiari presso la struttura ospedaliera per la somministrazione del farmaco. Nella nota, Cicconetti aveva definito la situazione «inammissibile» richiamando «tutti a un maggior senso di responsabilità quando si parla della vita di un bambino» e aveva chiesto alla Regione «aiuto» e «chiarezza». La risposta della Regione è arrivata con una nota, diffusa a mezzo stampa locale, che conferma l'erogazione del farmaco per distribuzione diretta e parla di un allarme non giustificato: «Non si capisce perché la farmacia invece di perdere tutto quel tempo in telefonate alla ditta, non abbia inviato il paziente presso il centro dove era nato il bambino, l'unico che poteva valutare se il bambino stesso dovesse fare quella terapia. E, in caso affermativo, provvedere a trovare una struttura sanitaria per la somministrazione del farmaco e non presso una farmacia privata considerato peraltro l'altissimo costo del farmaco stesso».
Simona Zazzetta
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