Pillola dei cinque giorni dopo, dispensazione negata torna a far discutere
La denuncia della dispensazione negata del farmaco ulipristal acetato, la cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo, sollevata nei mesi scorsi dall'associazione Vitadidonna (cfr. Farmacista33 - 7 ottobre) torna a far discutere, questa volta sulla stampa nazionale: un'inchiesta di Repubblica.it, con documentazione video, mostra come e con quali motivazioni diversi farmacisti abbiano negato il farmaco a una maggiorenne. «Non esiste», «Cinque giorni? È una bufala, ha già messo le braccine», «Qui non la vendiamo», «Sappiate che se ci sono farmacisti obiettori non ve la danno, come i ginecologi che rifiutano di praticare l'aborto», «Controindicazioni? Tutti i farmaci ne hanno anche il Moment», «Controindicazioni? Come prendere 21 pillole contraccettive in una volta sola», «Meglio con la ricetta del medico». Questa alcune delle risposte date al banco a una giovane coppia di maggiorenni e registrate con telecamera nascosta in farmacie del centro di Milano. Netta la risposta del sindacato dei titolari: secondo Annarosa Racca presidente di Federfarma «non sta al farmacista decidere se dispensare o meno un medicinale» e per quanto «il farmacista abbia un ruolo di riferimento, spesso dà consigli e risolve i problemi delle persone, non spetta a lui stabilire se un medicinale sia abortivo o meno: siamo il primo presidio sul territorio del sistema sanitario nazionale. Dobbiamo dispensare ciò che viene richiesto». E sulle procedure di dispensazione ricorda che il compito del farmaci nel caso di ellaOne «è solo accertarsi che l'acquirente sia maggiorenne o, se minorenne, che abbia la prescrizione. Se non ce l'ha disponibile, deve procurarselo il prima possibile. Se poi c'è un obiettore di coscienza, deve esserci anche un'altra persona che non lo sia». Sulla stessa linea anche la Federazione degli Ordini che già lo scorso ottobre, sull'onda delle segnalazioni di casi analoghi da parte dell'associazione Vita di donna, aveva comunicato ai presidenti di Ordine l'invito a sensibilizzare gli iscritti all'albo sulla necessità di attenersi scrupolosamente alle modalità di dispensazione. «Ma se il messaggio non è passato manderemo un'altra comunicazione per ribadire il concetto» ha detto a Repubblica il presidente di Fofi Andrea Mandelli. E sul fronte delle pazienti è intervenuto Elisabetta Canitano presidente dell'associazione e ginecologa in una Asl di Roma che invita le donne che si trovano in queste circostanza a «citare la legge 105 dell'8 maggio 2015, e chiedere la pillola senza esitazioni. In questo modo la reticenza dei farmacisti spesso viene superata. Ma se neanche questo basta, allora bisogna chiamare i carabinieri». E rivolgendosi ai farmacisti sottolinea: «Non possono appellarsi all'obiezione di coscienza, perché ellaOne non è un abortivo». Il farmaco è registrato come contraccettivo d'emergenza, di libera vendita ma non da banco per le pazienti di età uguale o superiore a 18 anni, soggetto a ricetta medica da rinnovare di volta in volta per le pazienti di età inferiore a 18 anni, da assumere non oltre 120 ore (5 giorni) da un rapporto sessuale non protetto o dal fallimento di un altro metodo contraccettivo.
Simona Zazzetta
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