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Politica e Sanità

20 Gennaio 2016

Occupazione, Sinasfa: da ingresso capitali eccellenza e nuovi posti di lavoro


Con un sistema chiuso in cui la farmacia è ereditabile e vendibile, le possibilità per un laureato in farmacia di entrare nel mondo del lavoro sono poche: o vince un concorso, con i ben noti tempi biblici, o entra come dipendente con poche o nulle possibilità di carriera. Il tutto a fronte di una classe di titolari spesso anziana grazie alle norme sull'età pensionabile. Ma con l'ingresso di capitali si possono aprire nuove prospettive. Queste le riflessioni di Francesco Imperadrice, presidente di Sinasfa, sindacato nazionale farmacisti non titolari, a commento delle dichiarazioni sui dati di occupazione di Andrea Mandelli, presidente Fofi, pubblicate da Farmacista33. «Le leggi in vigore rendono difficile le prospettive occupazionali e in una proiezione futura è elementare prevedere che la percentuale dei disoccupati aumenterà in maniera esponenziale» afferma. E chiarisce: «La legge consente che la farmacia passi da padre in figlio escludendo la possibilità di un tournover. Se non fosse esistita questa norma, come logica vorrebbe, trattandosi di una concessione personale acquisita mediante concorso e come è per tutte le altre professioni, si sarebbe da sempre creato un turnover virtuoso e oggi non staremmo qui a parlare né del problema della disoccupazione né di tanti altri problemi legati alla carenza di prospettive occupazionali. Ora invece, man mano che figli, mogli, nipoti si laureano i farmacisti collaboratori spesso perdono il posto di lavoro. Basta immaginare nei prossimi 10/20 anni quante di queste situazioni si verificheranno per rendersi conto di come sia difficile creare e conservare occupazione». Imperadrice sottolinea inoltre l'aspetto dell'età media della categoria: «Come è possibile creare occupazione o mantenerla se i titolari continuano a lavorare quando vanno in pensione pur avendo superato i 68 anni? Normalmente nel mondo del lavoro, i pensionati lasciano spazio ai giovani nel nostro caso restano ad occupare il loro posto di lavoro impedendo non solo un ricambio generazionale ma impedendo proprio l'accesso alla professione». Ricorda inoltre, che «nel 2012 il Ministro della salute Balduzzi emanò una legge che prevedeva che il titolare di farmacia arrivato all'età della pensione Enpaf, all'epoca 65 anni, avrebbe dovuto nominare un direttore per la sua farmacia, e se non aveva collaboratori doveva effettuare un assunzione. Inutile dire che questo avrebbe creato occupazione e rese più dinamiche e al passo con i tempi le farmacie gestite da titolari molto anziani, purtroppo nel giro di pochi mesi prima l'età pensionabile fu portata a 68 anni e poi nel 2014 la norma è stata abrogata. La "spinta" per l'innalzamento dell'età pensionabile e la proposta di legge per la cancellazione del suddetto articolo» ribadisce «sono arrivate dall'interno della categoria senza che nessuno si preoccupasse che la cancellazione di questa norma avrebbe influito pesantemente sull'occupazione.Da qui una classe di titolari spesso anziana, poco propensa ai cambiamenti e alle innovazioni con conseguenze sull'occupazione».Secondo Imperadrice, nuove prospettive si potrebbero aprire con l'ingresso dei capitali, sempre che, aggiunge, «la legge sulla concorrenza venga fatta favorendo la liberalizzazione e senza difendere le lobby».
«Dall'Inghilterra abbiamo esempi di catene di farmacie che offrono eccellenza nella distribuzione del farmaco e nella pharmaceutical care» sottolinea. «Potremmo avere anche in Italia un innalzamento dell'asticella della professionalità, perché l'investimento di capitali, se non è speculativo, o peggio ancora criminoso, può creare un sistema virtuoso, un'eccellenza che genera fatturato e nuova occupazione che andrebbe a interferire, o quanto meno a ridurre, il meccanismo automatico di passaggio della concessione di padre in figlio, ed eliminerebbe altre problematiche che influiscono pesantemente sull'occupazione come ad esempio la piaga dell'esercizio abusivo della professione».
Simona Zazzetta

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