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Politica e Sanità

26 Gennaio 2016

Calabria, farmaci: ricetta rossa solo in strutture pubbliche


Da questo mese in Calabria chi va dallo specialista pubblico o in ospedale esce con la ricetta per farmaci ed esami, chi va nel privato convenzionato non più. Dopo aver contingentato la prescrizione di alcune categorie di farmaci, e sottoposto gli inibitori di pompa a piano terapeutico e la loro dispensazione in caso di ulcera a gastroscopia, la Regione ha vietato l'uso del ricettario - non ancora passato alla modalità elettronica - a strutture ed ambulatori privati. I pazienti dimessi o visitati nel privato devono recarsi dal medico di famiglia o attendere il medico di guardia per la "trascrizione". Il presidente dell'rodine dei medici (Omceo) di Cosenza, Eugenio Corcioni ha scritto al commissario ad acta regionale Riccardo Fatarella che così facendo si crea una disparità tra pazienti. «Mentre il paziente dimesso da una struttura pubblica avrà la prescrizione, quello dimesso da una clinica convenzionata o visitato da uno specialista privato - spiega Corcioni che ha scritto a Fatarella - dovrà cercare il medico di famiglia o di guardia di turno; quest'ultimo si vedrà investito di responsabilità prescrittive, e relativi costi ove l'Asl ravvedesse inappropriatezza nelle sue indicazioni. Si creeranno tensioni per alcuni tipi di pazienti per i quali c'è disponibilità solo nel privato, come quelli chirurgici e principalmente cardiochirurgici; senza contare che a questo punto potrebbero voler essere dispensati dall'incombenza di prescrivere su ricettario Ssr anche tutti i medici ospedalieri pubblici, che abbiamo già fatto fatica a convincere su questa partita. Gli argomenti nella lettera sono quelli che avrebbero dovuto usare i sindacati ma fin qui non ho visto le rappresentanze mediche particolarmente coinvolte».

Il commissario Fatarella ha ravvisato gravi squilibri nel possesso dei ricettari anche all'interno della stessa Asp: «Non è possibile avere territori che hanno già esaurito la loro dotazione annuale a fronte di altri che dispongono di esuberi». Ma per Corcioni il rimedio trovato è peggiore del male. «Il provvedimento è stato preso per abbattere la spesa sanitaria nella regione in piano di rientro, ma bisognerebbe anche capire dove si genera questa spesa. Ad esempio -dice il presidente Omceo Cs - sui farmaci difficilmente è ravvisabile nel medico della casa di cura od ospedaliero un interesse ad imporre una specialità costosa; ma se medico e struttura vengono puniti togliendo loro la possibilità di prescrivere una terapia si creano due categorie di medici, quelli che fanno diagnosi e cura e quelli che possono solo diagnosticare: una disparità di cui soffre soprattutto il paziente. Sul diniego ad usare il ricettario per prescrivere indagini in linea di massima sarei più possibilista, si può più facilmente ipotizzare un'induzione a prescrivere esami che poi saranno effettuati in strutture interne, ma all'atto pratico, rischiamo di avere anche qui patologie diseredate perché curate in prevalenza nella nostra regione in ambito privato». Alla vicenda fanno da sfondo il deficit che costringe la Regione a risparmiare le risorse e lo stallo nelle trattative per l'adozione della ricetta elettronica.

Mauro Miserendino

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