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Politica e Sanità

06 Febbraio 2016

Farmacovigilanza, centro lombardo in crisi: tagli a personale e fondi


È uno dei fiori all'occhiello della sanità lombarda ma ormai ci lavora solo un borsista con contratto in scadenza a marzo. Invece all'alba del 2014 tra farmacologi, esperti, specializzandi gli addetti erano dodici. Si tratta del Centro regionale di farmacovigilanza-Crfv in Lombardia, la regione che produce più segnalazioni e partecipa a più progetti. In realtà se ne dovrebbe parlare all'imperfetto.
Infatti, dalle 16 mila segnalazioni di reazioni avverse a farmaci e vaccini del 2014, in regione nel 2015 si è passati a poco più di 12 mila con un crollo del 24,4% che ha contribuito al calo di segnalazioni in tutta Italia. Già perché la Lombardia dal 2005 produce con il suo Crfv il 30% dei dati sulle adverse reaction in Italia. Ma il personale, finanziato quasi interamente con fondi Aifa (850 mila euro in tutto di cui il 60% speso per i progetti e il 40% per i borsisti dedicati alla raccolta dei dati) nel 2015 è scaduto e non si è proceduto al rinnovo. Tutto l'anno è stato vissuto nell'incertezza, con due "operativi" andati in pensione senza essere sostituiti. Poi, due borsisti a tempo pieno presenti da 11 e 7 anni, e indispensabili per raccogliere e processare dati, hanno trovato collocazioni più appetibili. E i quattro farmacologi distaccati da altrettanti ospedali - tutti a costo zero perché le ore presso il centro erano retribuite nello stipendio - sono tornati alle rispettive aziende. Morale: se nel 2014 la Lombardia trainava l'Italia con oltre 1500 segnalazioni per milione di abitanti, in gran parte provenienti da otto progetti di farmacovigilanza attiva ospedaliera finanziati con fondi specifici (come Mereafaps sulle Adr causa di accessi in pronti soccorso) l'anno dopo non solo si era scesi a 1200 segnalazioni per milione ma il trend lombardo trainava in basso quello italiano; senza contare che alcune regioni collaboranti con il Crfv lombardo ora si ritrovano senza "riferimenti". Cos'è accaduto? La Regione con la recente riforma, legge 23/2015, ha deciso di spostare la struttura dalla supervisione della Direzione generale Sanità dell'Assessorato alla Salute a quella del neo-istituito Gruppo di approfondimento tecnico per le tecnologie sanitarie (Gatts). Si tratta di un collegio di 5 esperti chiamato a produrre informazioni per le realtà tecniche e professionali del Servizio sanitario lombardo in tema di farmaci, dispositivi medici, protesi. Il Crfv verrebbe collocato in quel contesto, tutto da realizzare e più snello, forse troppo snello per adempiere a compiti istituzionali per i quali la delibera istitutiva 2012 prevede personale "operante in modo stabile e continuativo", con competenze multidisciplinari, interconnesso con strutture di prevenzione, con referente scientifico. Sui motivi dello spostamento corre voce che in Regione nel 2014 si era pensato di spostare il Centro all'Istituto Mario Negri, ma ci si è arenati sui possibili problemi di continuità con il modello organizzativo adottato fino ad allora. Ora è appena uscito il bando per i componenti dei Gatts. «Ad oggi non si conosconocompiti e ruoli precisi del nuovo Crvf, né se verrà garantita la continuità di lavoro. Per questo già a novembre presentammo un'interrogazione in consiglio regionale per la quale attendiamo una risposta scritta, fin qui invano», afferma Sara Valmaggi, vicepresidente del Consiglio regionale ed esponente Pd che ha preso a cuore innanzi tutto i temi occupazionali. E spiega: «La delibera di rinnovo di fine 2012 prevedeva che il centro sarebbe stato finanziato fino al 2018 ma così non è stato, e disattenderla ha conseguenze sulla salute dei cittadini lombardi che non hanno più un servizio unico, in grado di ricevere le segnalazioni dei medici e degli addetti indicati nel sito Aifa, valutare le conseguenze di somministrazione, proporre correttivi e ridurre i rischi. Tra l'altro, i Crfv sono previsti per legge e non andrebbero smantellati ma sostenuti. Sarebbe in realtà paradossale che una regione che si professa "eccellente" smantellasse un centro di eccellenza rinomato anche all'estero e che molto ha dato al Ssn».

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