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Politica e Sanità

13 Febbraio 2016

Ecm, 2015 anno difficile. Ribaldone: commissione valuterà cambio di regole


«Un crollo della formazione continua? Noi non abbiamo ancora da Cogeaps i dati relativi ai crediti conseguiti dagli iscritti, non possiamo certificare un calo, ma presto li avremo e faremo un punto. Di certo si è corso il rischio nel 2015 che finisse su un binario morto, e ora parlerei di necessità di rilancio». Parla Felice Ribaldone rappresentante della Federazione degli ordini dei Farmacisti in Commissione per la Formazione continua: è uno dei cinque "veterani" in una commissione rinnovata per altri 25 componenti, che si è insediata in dicembre e fin qui si è riunita una volta sola il 26 gennaio. Per Ribaldone la nuova commissione sarà intanto chiamata a valutare se vanno cambiate alcune regole fin qui impostate in materia di accreditamento dei provider e controlli su eventi residenziali e a distanza. «Fofi tiene a tutto il sistema Ecm perché è una forma di aggiornamento codificato, e in questa fase puntiamo molto sulla formazione a distanza-Fad anche con la Fondazione Cannavò, che è stata creata proprio per aiutare la componente debole della professione, come le farmaciste che devono anche fare le mamme e non hanno tempo, e per le quali l'apprendimento con supporti informatici o a distanza è una risorsa importantissima».

Ma torniamo all'annus horribilis dell'Ecm, una lettura confermata anche dai medici. «Sappiamo che i medici hanno difficoltà. Con la normativa Ue sui turni per avere più ore di riposo ferme restando le ore di lavoro devono attingere alle ore di formazione». Di fronte a fenomeni simili o analoghi, per Ribaldone, «servono risposte un po' per tutte le categorie. Nel 2015 le entrate Agenas sono aumentate e di formazione se n'è fatta tanta, ma dal nostro punto di vista di farmacisti occorrono strumenti per verificare che la formazione sia adeguata anche in qualità, e si eviti la partecipazione a eventi di scarso interesse a chi ha bisogno di crediti. Inoltre occorre differenziare, puntare non solo sulla formazione residenziale ma anche su Fad e formazione sul campo». Per Ribaldone, i 50 punti l'anno "canonici" devono essere di qualità; ma sull'opportunità di introdurre sanzioni ci sono dubbi. «Tra le farmacie, il problema nasce dall'avere una composizione anagrafica differenziata. Mentre di solito i giovani partecipano e chiedono corsi, gli anziani, spesso i titolari di farmacia (da soli o in forma societaria), ne fanno pochi o a volte non partecipano. Con il Presidente Fofi Andrea Mandelli affronteremo il problema, mi pare inappropriato parlare di penalità tra "laureati" ; piuttosto, forme di incentivazione appaiono necessarie ed andranno studiate in collaborazione con i sindacati».

La prossima riunione della Commissione è programmata il 3 marzo al Ministero della Salute, ma sarà preceduta da incontri interni delle cinque sezioni componenti (cui va aggiunto il comitato di garanzia contro i conflitti d'interesse). I componenti "novizi" stanno cercando di adeguarsi ai meccanismi e di entrare nelle modalità di accreditamenti e controlli dei provider: la scorsa settimana è stato distribuito un manuale particolareggiato che evidenzia gli elementi da valutare nell'accreditamento. Ribaldone invece rappresenta la Fofi dal 2002. «Anche se spero che arrivi qualcuno a sostituirmi e sono disposto a fargli da tutor, il lavoro da fare è tanto. Il motivo per cui ho accettato di restare in commissione in accordo con il Presidente Mandelli è la delicatezza del momento. In questi mesi credo stringeremo sul Dossier formativo individuale che dovrà adeguare la preparazione del professionista alle esigenze del contesto in cui lavora. Occorrerà sintonia tra tutte le componenti per condividere gli orientamenti formativi». E servirà diplomazia. «Le strade dappertutto sono strette. Ad esempio, nel comitato di garanzia occorre contemperare l'esigenza di una formazione trasparente e imparziale con la consapevolezza che se si perdono investitori la formazione rischia di svuotarsi. Inoltre -ammette Ribaldone - occorre mediare tra le richieste di autonomia decisionale delle regioni e l'esigenza di compattezza sulle regole».

Mauro Miserendino

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