Politica e Sanità
18 Febbraio 2016Partito con un avanzo di 3,5 milioni alla voce assistenza, l'Enpaf ha speso nell'anno scorso 722mila euro per contributi ricorrenti (disabilità e sostegno) e 230mila euro per 162 borse di studio. Altri 69mila, invece, per contributi una tantum per eventi che incidono sulla capacità lavorativa o reddituale degli iscritti. Ma a compiere un vero passo in avanti sono state le norme che regolano la maternità. Nel 2015, infatti, alle iscritte alla Cassa sono state liquidate 506 indennità per un importo di 2,5milioni di euro. Le donne farmacista, a oggi, rappresentano la fetta più grande di tutto l'Ente: sono 63.457 su un totale di 91.782 iscritti. Anche se in questo numero vengono comprese quelle dipendenti che hanno anche l'Inps come previdenza obbligatoria. Questi i dati riportati dal Sole24Ore in una panoramica sulle Casse di previdenza che avrebbero aumentato le prestazioni per il welfare, garantendo più diritti ai propri iscritti. Ma è proprio sul tema della maternità che Anna Attolico, presidente Fiafant, solleva qualche dubbio sulla funzionalità del sistema. «Succede che il numero delle richieste di maternità è in proporzione bassissimo, nonostante la maggioranza sia fatta di donne e di donne sotto i 40 anni. E questo accade perché questa minima parte di richieste, è avanzata da chi ha solo l'Enpaf, cioè i titolari di farmacia».
Ma secondo Attolico la stragrande maggioranza delle farmaciste iscritte, che ha diritto a una riduzione della cassa Enpaf per via delle doppia contribuzione, non ha poi accesso alla maternità intera. «Questo significa - precisa la presidente Attolico - che tutti i soldi versati non vengono mai destinati realmente agli iscritti alla Cassa. Una discussione che da anni che viene portata avanti, senza grandi risultati». Inoltre, per quanto sia prevista la riduzione dell'importo di contribuzione per chi versa in Enpaf e all'Inps, non sembra esserci una giusta proporzione anche sull'importo della pensione. «A pagare è la fetta più grande che però è anche quella che non ha diritto a tutti i servizi. Stiamo chiedendo che chi ha la doppia contribuzione non paghi più l'Enpaf o abbia diritti e servizi maggiori».
La cosa certa, su cui concorda la presidente Attolico, è che più in generale le Casse dei professionisti hanno aumentato le prestazioni per il welfare, garantendo più diritti: un quadro d'insieme che segnala come la spesa per prestazioni a sostegno sia notevolmente cresciuta negli anni della crisi. E questo, mentre il governo mette a punto il Jobs act anche per le partite Iva. Il nuovo Statuto dei lavori autonomi, è stato varato dal governo con l'obiettivo di costruire per tali lavoratori, prestatori d'opera materiali e intellettuali non imprenditori, un sistema di diritti e di welfare moderno capace di sostenere il loro presente e di tutelare il loro futuro.
Rossella Gemma
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