Politica e Sanità
18 Marzo 2016L'I-Mur, sperimentato in Italia sull'asma, andrebbe esteso ad altre patologie e con le peculiarità che presenta dovrebbe entrare nei Lea, fermi restando il coinvolgimento in sinergia con i medici e il recupero delle risorse economiche per attribuire al servizio una remunerazione. Sono questi i "dischi verdi" ma anche le avvertenze che il progetto I-Mur raccoglie, in occasione della sua presentazione a FarmacistaPiù, in corso a Firenze fino a domenica 20 marzo. I risultati aggiornati della sperimentazione sono stati illustrati da Andrea Manfrin, della Medway School of Pharmacy, che ha guidato il progetto: «In questa fase del progetto» spiega «abbiamo dimostrato che con l'erogazione del servizio di Medicine use review in pazienti con asma, aumenta di questi il doppio la probabilità che la patologia sia controllata, rispetto a chi non riceve la prestazione con un miglioramento del 40% che aumenta nel tempo. Si ottimizza il numero dei farmaci assunti passati da una media di 5 farmaci al giorno a 4 e tale risultato si è mantenuto a 4 e a 6 mesi dall'intervento. E il farmacista è facilitato a intercettare problemi nell'uso dei farmaci: il 65% ne aveva con un a media di almeno due problemi. Infine è stato dimostrato che dopo 3 e 6 mesi di erogazione del servizio l'aderenza alla terapia aumentava e il paziente aderente aveva un asma sotto controllo. Di fatto è stato collegata la misurazione dell'aderenza alla terapia a un dato clinico dimostrando che con l'aumento dell'efficacia terapeutica migliora in controllo della patologia e si riducono i costi». Lo studio aveva già dimostrato che i risparmi ottenuti variavano da 87 a 297 euro per paziente all'anno, ora ha dimostrato che iMur è più costo-efficace rispetto al normale servizio offerto e che la probabilità di ottenere questo beneficio economico raddoppia nel tempo passando dal 50% a 3 mesi dall'intervento per poi raggiungere il 100% a 9 mesi dall'intervento.
Un risultato che ha avuto il plauso di Anna Rosa Marra, direttore Ufficio valutazione e autorizzazione Aifa che ha definito l'IMur «uno strumento di sostegno dell'universalità del servizio sanitario che» ha aggiunto «andrebbe esteso ad altre patologie croniche». Secondo Marra, «il contatto diretto con il farmacista è essenziale per questo pazienti e andrebbero fatti ulteriori studi con il coinvolgimento degli altri attori dai medici alle istituzioni». Parere favorevole anche dagli economisti: secondo Americo Cicchetti, direttore Alta scuola di economia dell'Università Cattolica Sacro Cuore di Roma «dovrebbe far parte dei Lea». E ha precisato: «Ha la documentazione di evidenze scientifiche necessaria, anche come costo-efficacia ed è pertinente con l'obiettivo del piano sanitario. E trova una sua collocazione, nell'ambito del Servizio sanitario, nei servizi cognitivi della Farmacia dei servizi che rappresenta la sua chiave organizzativa». Ma esiste una criticità sul fronte della remunerazione del servizio e del recupero delle risorse, come ha spiegato Vincenzo Pomo coordinatore sella Sisac: «Al momento le circa 20 mila farmacie sul territorio sono presidi del sistema sanitario sottoutilizzato, limitato alla dispensazione del farmaco e a distanza di anni la Farmacia dei servizi non è ancora stata affrontata in modo concreto in termini di requisiti e criteri per un accreditamento. Ma per pensare a una remunerazione bisogna fare i conti con le risorse che al momento sono sbilanciate in eccesso di 6-8 miliardi verso la spesa ospedaliera a scapito di quella territoriale e per la prevenzione. Un nodo che andrà risolto pensando a un rimodernamento del sistema perché il semplice ridimensionamento dei letti non è sufficiente. Non va poi dimenticato» ha sottolineato Pomo «che tutto ciò che riguarda aderenza e valutazione terapeutica è al confine tra competenze del medico e del farmacista con rischio di sconfinare».
«Due dischi verdi» dunque, come li ha definiti Luigi D'Ambrosio Lettieri, vicepresidente Fofi presente all'incontro, «con due avvertenze importanti dalla Sisac. Ma è importante aver dimostrato con l'analisi dei dati che il farmacista, grazie agli strumenti della pharmaceutical care e in stretta collaborazione con il medico curante, è in grado di assicurare un elevato livello di aderenza terapeutica, il pieno raggiungimento degli obiettivi terapeutici predefiniti il miglioramento della qualità della vita del paziente, il possibile contenimento della spesa».
Simona Zazzetta
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