Disoccupazione, Mnlf: blindare accesso universitario non basta. Contratti a limite di schiavismo
Blindare l'accesso alla facoltà di Farmacia non basta a risolvere il problema occupazionale, significherebbe chiudere gli accessi ad un sistema sostanzialmente chiuso che ha un contratto nazionale ormai scaduto da più di tre anni, le retribuzioni più basse d'Europa, una professionalità non riconosciuta, l'uso sempre più massiccio di stages post-laura, l'abusivismo professionale, orario ridotto e l'utilizzo offensivo dei voucher. Così il Movimento nazionale dei liberi farmacisti risponde alla proposta avanzata dalla Fofi durante FarmacistaPiù svoltosi nei giorni scorsi a Firenze, di prevedere il numero chiuso per le iscrizioni universitarie sulla base di una programmazione legata all'effettivo fabbisogno. «Il contratto di lavoro dei farmacisti in farmacia privata è al limite dello schiavismo» ha dichiarato Agnese Antonaci vicepresidente del Movimento «e la loro situazione economica è peggiorata ad ogni rinnovo di contratto. Un farmacista occupato nelle farmacie guadagna 10,66 euro lordi l'ora, che per le ritenute previdenziali e fiscali scende a 7,20 euro. Oltre tre anni di ritardo nel rinnovo del contratto significa una perdita netta del potere d'acquisto, rinnovo che viene utilizzato come strumento di ricatto nei confronti delle Istituzioni per evitare qualsiasi cambiamento allo status-quo. Tutto questo mentre si fanno largo fenomeni inquietanti come quello di Camerino ove si creano liste di farmacisti in cui non conta il merito ma chi si abbassa di più il proprio compenso». I Liberi farmacisti, presenti a FarmacistaPiù con una conferenza indetta in luogo di un incontro sull'autonomia professionale, rispondono anche agli interventi politici sul Ddl concorrenza, e a chi ha detto che «non è il luogo ove fare una riforma». Secondo Vincenzo Devito, presidente Mnlf «il ddl concorrenza, piaccia o no, è la legge che deve tradurre le indicazioni dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, e nelle indicazioni Antitrust la liberalizzazione dei farmaci di fascia C c'era eccome. Come c'era nei Report dell'Ue (Country Report 2015 e 2016) nelle indicazioni dell'Ocse e in quella di numerose Associazioni di consumatori. Nonché in numerosi studi economici». Devito risponde anche al Vice Ministro Gentile quando dice che il Ddl concorrenza è ispirato da sentenze della Consulta contrarie a fascia C fuori canale. «Non è vero» afferma Devito «le due Corti non si esprimono a favore o contro un determinato tema, esse vagliano se una determinata legge o provvedimento è in linea rispettivamente con la Costituzione o il Trattato Europeo. Il loro compito finisce qui. Ciò non impedisce alla politica di cambiare quelle regole attraverso i propri organi democratici». Secondo Devito non si può parlare di riforma sanitaria, «qui si parla di farmaci con obbligo di ricetta pagati direttamente dai cittadini, mica di Ssn. Qui si vuol innescare germi di concorrenza in un settore che non ne ha proprio, si vuol creare occupazione, risparmi per i cittadini, nuovi investimenti, nuove aziende. Chi ha parlato di rivoluzionare la riforma sanitaria? Ricordiamo che ad oggi è possibile abbassare i prezzi dei farmaci di fascia C, la legge lo consente. Quante farmacie lo fanno? poche, pochissime, perché non c'è confronto reale, non c'è lo stesso confronto che esiste su Sop e Otc». E infine, lanciano una proposta alla Fofi: «Nessuno si è preso la briga di affrontare il tema dell'autonomia professionale del farmacista» dice Devito «Ebbene discutiamo di protocolli etici e terapeutici per i farmaci da consiglio, allarghiamo il livello scientifico dell'attività del farmacista. Leghiamo a questi protocolli la sua attività. Creiamo insieme gli anticorpi perché quell'autonomia si elevi e sia ancorata al bene del paziente e non a logiche commerciali. Quelle logiche che oggi sono prevalenti anche in farmacia».
Simona Zazzetta
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