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Politica e Sanità

25 Marzo 2016

Farmaci equivalenti, Aceti (Tdm): poco utilizzati perché chiamati generici


«Il basso consumo di farmaci equivalenti scaturisce soprattutto dal fatto di averli chiamati, in principio, "generici" attribuendogli così caratteristiche aspecifiche». Ne è convinto il Coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, Tonino Aceti, che commenta i dati italiani sul consumo di equivalenti: in Italia solo il 20% delle molecole vendute in farmacia è senza brand. In Germania, nel Regno Unito e in Olanda il dato è del 60%, in Francia e Svezia del 40%. Se si prendono in considerazione solo i prodotti con il brevetto scaduto, il 73% delle confezioni acquistate ha stampato sopra il marchio originale. Ma il problema è che il Sistema sanitario nazionale copre la spesa proprio fino al costo del generico e la differenza è a carico del paziente che, nonostante tutto, non vuole rinunciare al marchio.

Dottor Aceti, perché tutta questa diffidenza sugli equivalenti?
Sugli equivalenti scontiamo una criticità che viene da lontano e cioè, il fatto di averli chiamati inizialmente 'generici'. Questa parola ha rappresentato uno dei principali ostacoli all'assunzione di questi farmaci perché, la parola 'generico' derubrica il farmaco equivalente dando l'idea di essere aspecifico e quindi privo di quelle certezze sulla efficacia, la qualità e la sicurezza di un farmaco.

Una comunicazione sbagliata in origine, quindi...
C'è stata forse una responsabilità importante delle istituzioni nel comunicare ai cittadini le caratteristiche di questo bene etico e probabilmente, quando si è voluto aggiustare il tiro chiamandoli non più generici ma equivalenti, il danno all'immagine era già stato fatto.

Secondo i vostri dati, quali sono i margini di utilizzo degli equivalenti?
Abbiamo realizzato uno studio sull'assunzione di farmaci con la collaborazione delle associazioni di malati cronici che aderiscono al nostro movimento, ed emerso che tra i malati cronici (che sono probabilmente malati un po' più esperti) si registra un alto grado di conoscenza di cosa siano veramente i farmaci equivalenti. Ma quando scendiamo un po' più nel dettaglio, emerge che il 33% degli intervistati considera il farmaco di marca più efficace. Il dato più sconcertante, poi, è che il 30,8% dei malati cronici afferma di essere stato fortemente influenzato dal proprio medico che sposa l'idea per cui i medicinali equivalenti non hanno la stessa efficacia di quelli brandizzati. Il 47,3% dei pazienti intervistati non cambierebbe la terapia che assume con una fatta di generici e il 21,6 avrebbe paura di farlo.

Che messaggio date come Tdm e cosa avete in programma su questo tema?
Per noi, ovviamente, il farmaco equivalente e quello di marca hanno la stessa efficacia. Crediamo fortemente che gli equivalenti debbano entrare di più nell'assistenza farmaceutica pubblica così da sostenere al meglio il Ssn. Ma la cosa importante è garantire che le risorse che si liberano con l'utilizzo degli equivalenti, rimangano nel settore farmaceutico pubblico e vengano messe sul piatto dell'innovazione. Oggi, infatti, il vero problema per i malati cronici è l'accesso alla vera innovazione, ma per far questo è necessario che si rilanci una campagna di sensibilizzazione diffusa a tutta la popolazione, sia in un'ottica di salute che di risparmi. Proprio per questo stiamo per lanciare una grande campagna di comunicazione sull'importanza del farmaco equivalente, che ci vedrà impegnati in 12 città italiane con un road show per trasmettere ai cittadini la cultura del farmaco equivalente.


Rossella Gemma

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