Politica e Sanità
05 Aprile 2016Sebbene la proposta di legge nazionale sull'accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti sia ancora ferma in Commissione Affari costituzionali della Camera, non si placa il clima di malcontento tra amministratori e cittadini. Se l'iter non incontrasse ostacoli, ben 5.700 centri verrebbero soppressi perché fusi con quelli più grandi con conseguenze importanti sui servizi rurali: tra cui le farmacie. «Non possiamo dimenticare - spiega Roberto Grubissa, presidente di Federfarma Belluno e membro del direttivo Sunifar - che chi abita nei piccoli centri resterà completamente privo di ogni servizio e questo perché la legge Del Rio ha sì previsto l'accorpamento per la razionalizzazione, ma non come risolvere i problemi che ne scaturiscono». Dunque, niente più medico, carabinieri, sindaco e farmacia: gli abitanti dei comuni più piccoli si ritroveranno senza più nessuno di questi presidi e completamente dipendenti dai centri limitrofi più grandi.
Il Sunifar ha siglato un accordo con Federanziani e con l'Anpci (Associazione nazionale piccoli comuni), proprio per sensibilizzare popolazione e amministratori sull'importanza di tutelare le piccole realtà, già fortemente impoverite da successive centralizzazioni di servizi verso i centri cittadini. «Per ora continueremo la nostra campagna di sensibilizzazione degli amministratori e dei cittadini, che fino a poco tempo fa non avevano ancora sedimentato questo cambiamento che li investirà. Gireremo per tutta la Penisola spiegando che le farmacie, come gli altri presidi, devono rimanere dove sono e cioè a servizio degli anziani che sono, poi, quelli che abitano in questi piccoli centri. Spesso i farmacisti restano l'unico presidio sul territorio là dove già tutto manca», precisa Grubissa. Secondo quanto stabilito nella proposta di legge, chi non si unirà «spontaneamente» entro 24 mesi, sarà accorpato d'imperio dalle regioni, ma a quel punto perderà il diritto a godere di tutti i benefici previsti dalla legge per le fusioni. E se, nei successivi due anni, i governatori non avranno disciplinato con legge regionale gli accorpamenti forzosi, per le regioni scatterà il taglio ai trasferimenti erariali: meno 50% dei contributi non destinati a finanziare sanità e trasporto pubblico locale. Ed è proprio su questa forzata fusione che Franca Biglio, presidente dell'Anpci, aveva precisato che «L'associazionismo non deve e non può, essere obbligatorio, né di fatto né per legge. Men che mai si possono imporre le fusioni, come persegue la proposta di legge dell'on. Lodolini (Pd)». I sindaci, a contatto quotidiano con i cittadini, rivendicano secondo il presidente dell'Anpci, «autonomia organizzativa, gestionale e decisionale per il raggiungimento di un unico obiettivo: efficienza, efficacia e economicità per il bene comune», non senza ricordare come le piccole realtà comunali italiane abbiano sempre garantito servizi e attenzione alla propria popolazione amministrando le proprie risorse in maniera più efficiente, e a costi inferiori, rispetto alle realtà comunali di dimensioni maggiori.
Rossella Gemma
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