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Politica e Sanità

13 Aprile 2016

Farmacie Emilia Romagna pronte a sciopero: non rispettato l’accordo su Dpc


Sono pronte alla serrata le farmacie private e pubbliche dell'Emilia Romagna per protestare contro il mancato rispetto da parte di molte Asl dell'accordo regionale sulla distribuzione dei medicinali e l'entrata in vigore della legge regionale di riorganizzazione dei servizi farmaceutici. Le sigle rappresentanti, Federfarma e Assofarm, invitano l'Assessore regionale a «mantenere l'impegno» e «confidano nell'incontro del 22 aprile con l'assessore per evitare la dichiarazione di stato di agitazione con una serie di proteste che culmineranno con la chiusura delle farmacie private, dalle 8.30 - alle 12.30, il 5 maggio p.v. e la sospensione dei servizi da parte di quelle pubbliche». È quanto emerso dalla conferenza stampa svoltasi oggi a Bologna.

Motivo di protesta è «il mancato rispetto da parte di molte Aziende sanitarie della regione, dell'accordo regionale sulla distribuzione dei medicinali delle Asl da parte delle Farmacie» che prevedeva la distribuzione per conto in alternativa alla distribuzione diretta sottoscritto dalla Regione Emilia-Romagna, Federfarma e Assofarm il 24 giugno 2014. Un accordo, precisano le associazioni, «a costo zero per il Servizio sanitario, senza nessun onere aggiuntivo per la Regione e con evidenti benefici e risparmi per la collettività che non deve più sottostare agli spostamenti e accessi ridotti che gli impone la distribuzione diretta praticata dalle Asl». E ricordano che l'obiettivo dell'accordo era «sposare il potere contrattuale delle Asl nell'acquisto dei farmaci con la capillarità territoriale delle farmacie» e che nel documento siglato era riportato che «laddove è stato interamente applicato, cioè dove la distribuzione diretta è stata completamente trasformata in Dpc "ha dato esito estremamente positivo" in termini di risparmi di costi e di qualità di servizio e una garanzia di assoluta trasparenza della spesa». La protesta, dichiara Domenico Dal Re, presidente di Federfarma Emilia Romagna «è a favore del cittadino che merita una qualità di servizio che solo l'applicazione dell'accordo è in grado di garantirgli».

«Di fatto» aggiunge «le Asl andando contro l'accordo danneggiano sia i cittadini sia le farmacie». La protesta, fanno sapere le farmacie, si estende anche all'entrata in vigore della Legge regionale di riorganizzazione dei servizi farmaceutici che «al danno aggiunge la beffa», e spiegano: «Abolendo la reperibilità diurna per le farmacie dei piccoli comuni, da una parte costringe il farmacista a restare in farmacia a battenti aperti con evidenti rischi per la propria incolumità e sostenere orari di lavoro pesantissimi, dall'altra le Asl, aumentando la Diretta, svuotano la farmacia della sua principale funzione che è quella di distribuire i farmaci sul territorio e costringono i cittadini a spostarsi anche di 20-30 km dei per reperire i farmaci. In definitiva, Federfarma e Assofarm si chiedono: che senso ha una farmacia aperta per offrire i servizi di prenotazione, molto graditi alla cittadinanza, senza poter fornire i farmaci di cui hanno bisogno? Ricordiamo che la Dpc in Emilia Romagna è di fatto la Diretta fatta tramite le farmacie alla remunerazione più bassa d'Italia».

«Le nostre farmacie» afferma Dal Re «non comprendono i motivi della mancata applicazione dell'accordo, soprattutto non accettano più che, in alcune Asl, si boicotti un accordo che non costa nulla al SSN e ha evidenti risparmi per i cittadini. Inoltre non è più accettabile che un cittadino che abita sul lato sinistro di una strada reperisce comodamente in farmacia i farmaci di cui ha bisogno mentre il dirimpettaio, appartenente a un'altra Asl, deve fare oltre 20 km per raggiungere l'ospedale e ottenere i farmaci: è necessaria una maggiore omogeneità di comportamento su tutto il territorio regionale». «Assofarm» dichiara Ernesto Toschi, presidente regionale Assofarm «da molto tempo, ha fatto presente in sede regionale e locale che l'accordo sulla Dpc non veniva rispettato. Abbiamo cercato di spiegare il comportamento scorretto di alcune Asl locali, praticato con il silenzio compiacente della regione, alle forze amministrative e politiche regionali senza alcun risultato. A questo punto abbiamo deciso, insieme ai Farmacisti privati, di mettere in atto forme pubbliche di protesta a cominciare dall'informare l'opinione pubblica». Le Farmacie di Federfarma e di Assofarm, conclude una nota congiunta, «attendono risposte dal luglio 2015, ovvero dalla scadenza del primo anno dell'accordo, e invitano l'Assessore regionale a mantenere l'impegno di portare avanti l'accordo che prevede il superamento della Distribuzione Diretta in modo omogeneo su tutto il territorio regionale».


Simona Zazzetta

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