Politica e Sanità
21 Aprile 2016Ben 2.857,4 milioni di euro di ticket sanitari pagati nel 2015 dagli italiani, tra compartecipazione alla spesa farmaceutica, specialistica ambulatoriale, pronto soccorso e altre prestazioni. Il dato arriva dal Rapporto di coordinamento della finanza pubblica, realizzato dalla Corte dei Conti e analizzato dal Tribunale dei diritti del malato. In particolare, i ticket sono diminuiti sulle prestazioni sanitarie non farmaceutiche, -3,1%, ma sono invece aumentati quelli sull'acquisto dei farmaci dell'1,3%. La quota procapite di compartecipazione media in Italia è di 47 euro: si paga di più in Veneto con 61,6 euro a testa e in Valle d'Aosta con 59,5 euro, e di meno in Sardegna con 32,4 euro e in Calabria con 36,7 euro.
«È evidente che ai cittadini si chiede di sopperire di tasca propria» commenta Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva «al costante definanziamento del Ssn e dei sistemi regionali e che ritroviamo anche nel Def 2016». Il superticket «è una tassa sulla salute. È necessario intervenire con urgenza per eliminarlo, e per questo da maggio daremo vita a una raccolta di firme in tutta Italia per chiederne l'abolizione» annuncia. In Veneto, infatti, nel 2015 i cittadini hanno speso 303,5 milioni di euro, in Valle d'Aosta 7,6 milioni; sul fronte opposto in Sardegna hanno speso 53,8 milioni di euro e in Calabria 72,5. In generale, la spesa sostenuta privatamente dai cittadini per prestazioni sanitarie in Italia è al di sopra della media Ocse: 3,2% a fronte del 2,8%. Non solo. Nelle Regioni in piano di rientro si registrano livelli di tassazione più elevati: l'addizionale regionale Irpef media più alta si paga nel Lazio (470 euro per contribuente) seguita dalla Campania (440).
Nelle stesse regioni, l'aliquota Irap media effettiva ha raggiunto il suo valore massimo (4,9%). Un cittadino su quattro, fra gli oltre 26 mila che si sono rivolti al Tdm nel 2015, lamenta difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per liste di attesa (oltre il 58%) e per ticket (31%). In particolare sono i residenti in Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Sicilia, P.A. Trento e Bolzano e Veneto a segnalare di attendere troppo per visite ed esami. Per motivi economici, liste di attesa e ticket rinunciano alle cure il 7,2% dei residenti: il 5,1%, ovvero circa 2,7 milioni di persone, lo ha fatto per motivi economici, la seconda causa sono le liste d'attesa. Nelle Regioni del Sud si riscontra la maggior quota di rinunce, 11,2% rispetto al 7,4% dei residenti al Centro e il 4,1% al Nord.
Marco Malagutti
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