Politica e Sanità
03 Maggio 2016Maggiore tutela del posto di lavoro per i farmacisti dipendenti di farmacia privata che si ammalano di cancro o di malattia grave. Questo è ciò che Conasfa chiede a Federfarma, unendosi all'appello lanciato da Sinasfa lanciato alcuni giorni fa. In particolare viene richiesto di apportare modifiche a due articoli del contratto nazionale del lavoro (Ccnl), che deve essere ancora rinnovato. Attualmente, sottolinea Conasfa in una nota, «se un farmacista che lavora in farmacia privata si ammala di cancro o altra patologia grave, se subisce un infortunio, in base agli articoli 47 e 49 del nostro Ccnl, ha 180 giorni di tempo retribuiti per rientrare al lavoro e se non ci riesce può soltanto, previa richiesta, ottenere ulteriori 120 giorni di aspettativa non retribuita scaduti i quali il titolare potrà procedere al licenziamento». E aggiunge: «Da un rapido confronto con la normativa su quest'argomento nei vari Ccnl di altri settori, emerge una forte penalizzazione del farmacista collaboratore malato grave o oncologico».
Sul tema si è espressa anche l'Associazione Farmaciste Unite, che aveva denunciato la situazione difficoltosa, anche da un punto di vista psicologico, per alcune associate che avevano dovuto affrontare lunghe degenze e malattie. Un problema che, secondo la presidente dell'Associazione Angela Margiotta, in un periodo di crisi del settore come quello attuale, coinvolgerebbe in realtà tutta la sfera dei farmacisti, anche i titolari: «Il problema è sentito su entrambe i ruoli, dipendente e titolare. È capitato che una collega titolare si ammalasse di cancro e anche lei ha avuto grosse difficoltà, si è trovata con una sola laureata e ha avuto problemi a lasciare la farmacia per potersi curare. Il nostro sostengo va quindi a tutta la categoria. Per i farmacisti collaboratori una variazione del Ccnl sarebbe fondamentale, resta invece da capire come si potrebbe intervenire per i titolari, forse in questo caso potrebbe entrare in gioco l'Enpaf». Le richieste di Conasfa si estendono anche ad altri aspetti del contratto «in sospeso dal 2011, come la formazione continua: la mancanza di accordi a livello nazionale e di secondo livello in numerose regioni, ha fatto sì che molti farmacisti collaboratori siano rimasti, in questi ultimi anni (dal 2011 al 2016), senza copertura economica per i corsi ecm e per le ore dedicate all'aggiornamento professionale».
Attilia Burke
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