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Politica e Sanità

03 Maggio 2016

Trasparenza prezzi, in Usa non ha ridotto la spesa sanitaria


Una maggiore trasparenza nei prezzi dell'assistenza sanitaria non ha portato a una riduzione della spesa ambulatoriale tra i dipendenti di due grandi aziende statunitensi, secondo uno studio pubblicato su Jama. Più della metà degli stati dell'Unione nordamericana ha approvato leggi che stabiliscono prezzi trasparenti all'interno dei piani assicurativi sanitari per aiutare i pazienti a identificare le cure meno costose. «Ma nonostante l'entusiasmo sollevato dall'iniziativa, poco si sa circa la sua associazione con la spesa sanitaria» esordisce Ateev Mehrotra della Harvard Medical School di Boston, che assieme ai colleghi ha confrontato i modelli di spesa sanitaria di 148.655 dipendenti di due società prima e dopo l'introduzione di uno strumento per aumentare la trasparenza dei prezzi con un gruppo di controllo formato da 295.983 impiegati di altre società in cui tale strumento, che fornisce informazioni agli utenti su quanto pagherebbero di tasca propria per i servizi ambulatoriali, ospedalieri e per quelli offerti da siti web di assistenza sanitaria, non era invece disponibile.

«La spesa media ambulatoriale tra i dipendenti oggetto di studio era di 2.021 dollari l'anno prima dell'introduzione dello strumento di trasparenza e di 2.233 dollari nel periodo successivo. Nel gruppo di controllo, invece, la spesa media ambulatoriale è salita da 1.985 a 2.138 dollari» scrivono gli autori, sottolineando che, dopo i necessari aggiustamenti per le caratteristiche demografiche e sanitarie dei partecipanti, l'adozione di una maggiore trasparenza si è associata a un aumento medio di 59 dollari per le spese ambulatoriali e di 18 dollari annui in quelle sostenute di tasca propria da ogni dipendente. Gli autori ipotizzano che l'offerta di trasparenza dei prezzi potrebbe addirittura aumentare la spesa, permettendo ai pazienti di scegliere in modo selettivo i medici più costosi presumendo servizi di maggiore qualità.

«Non è sorprendente che la trasparenza dei prezzi non riesca a ridurre le spese, in quanto le informazioni sulle tariffe sono spesso offerte senza essere accompagnate dalle necessarie informazioni sulla qualità delle prestazioni erogate e su quanto queste ultime supererebbero le franchigie dei pazienti» scrive Kevin Volpp del Philadelphia VA Medical Center della University of Pennsylvania Perelman School of Medicine and Wharton School of Medicine Health Care Management di Philadelphia, in un editoriale di commento. «Forse fornendo informazioni relative non solo ai prezzi ma anche alla qualità e concentrandosi sui servizi con costi minori rispetto alla franchigia deducibile, questi strumenti potrebbero avere successo nel guidare i pazienti a scegliere i servizi di valore più elevato» aggiunge l'editorialista, precisando tuttavia che ciò potrà accadere solo nella misura in cui i pazienti interessati vorranno apprezzare e utilizzare queste informazioni. Conclude Volpp: «I piani sanitari potrebbero creare incentivi per utilizzare gli strumenti di trasparenza dei prezzi come parte dell'offerta di assistenza, ma visti i risultati di questo studio è necessaria cautela, in quanto così facendo la spesa sanitaria potrebbe restare invariata o addirittura aumentare».

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