Politica e Sanità
09 Maggio 2016Nell'ambito della spesa farmaceutica, quella per i gastroprotettori (Ipp, inibitori di pompa protonica) è un capitolo rilevante, lo dimostrano i 25 milioni evidenziati nell'ultimo rapporto dell'Emilia Romagna, ma come afferma Ettore Saffi Giustini, responsabile area farmaco della Simg, il problema c'è in tutta Italia.
«Il consumo di questi farmaci - afferma l'esponente della Società italiana di medicina generale - non corrisponde all'epidemiologia delle malattie gastriche. Ma abbiamo una popolazione tendenzialmente sedentaria e spesso in sovrappeso o obesa e queste condizioni provocano frequentemente un reflusso gastroesofageo anche notturno. Gli Ipp sono estremamente efficaci, ma c'è un problema: a differenza delle ulcere, il reflusso migliora con i farmaci, ma una volta sospeso il trattamento ritorna, e il paziente ne riprende l'uso».
I medici di famiglia, riferisce Saffi Giustini, danno spesso consigli pratici, come rialzare la testata del letto così che sia più difficile il reflusso del succo gastrico verso la gola, non mangiare cibi piccanti e non assumere sostanze come il caffè dopo le cinque di sera, ma ormai il reflusso è una condizione molto diffusa.
Dunque non c'è un eccesso di prescrizione? «Uno dei problemi - dice Saffi Giustini - è che ormai quasi tutti gli specialisti che danno un antinfiammatorio/antidolorifico aggiungono un Ipp, non sempre necessario. Inoltre la prescrizione non è giustificata nei pazienti in poli-farmacoterapia, perché gli Ipp possono interferire con il rilascio gastrointestinale o con il metabolismo epatico di diversi farmaci. La terapia con corticosteroidi non esercita alcun effetto lesivo sulla mucosa gastro-duodenale, ma aumenta la tossicità dei Fans, per cui la gastroprotezione non è indicata, se non per pazienti che assumono contemporaneamente Fans o abbiano una storia pregressa di malattia ulcera peptica».
Una soluzione per alleggerire questo capitolo di spesa è quella adottata in altri paesi, dove molte di queste molecole a dosaggio minore sono in farmaci da banco, con generici a prezzi molto ridotti, lasciando i dosaggi maggiori per le patologie più gravi.
Renato Torlaschi
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