Politica e Sanità
27 Maggio 2016Se in Calabria la spesa media pro-capite per la Dpc è alta, ciò è dovuto al fatto che, come dovrebbe correttamente essere ovunque, tale forma di distribuzione è utilizzata per farmaci mediamente più costosi che la Regione, pur acquistandoli direttamente, ha interesse a far arrivare ai pazienti tramite la farmacia sotto casa. Così Alfonso Misasi Segretario nazionale Federfarma e presidente dei titolari della provincia di Cosenza, commenta i dati di spesa regionali per farmaci erogati in distribuzione diretta o per conto tratti dall'opuscolo sulla spesa farmaceutica convenzionata 2015 di Federfarma e forniti, per questo aspetto, da Ims Health (cfr. Farmacista33 - 12 maggio). Misasi fa notare come «nei grafici presenti nell'opuscolo di Federfarma il costo medio dei farmaci in Dpc in Calabria sia tra i più alti tra le Regioni italiane (63 euro), ma tale costo non è riferito al prezzo al pubblico, ma al ricavo industria».
E aggiunge: «Le modalità con le quali si pratica la Dpc in Calabria hanno consentito di limitare il ricorso alla distribuzione diretta vera e propria, che incide solo per il 25% del totale dei farmaci di fascia A erogati agli assistiti. Se si considera il complesso dei farmaci acquistati dalle Asl e oggetto di distribuzione diretta o Dpc, la Calabria è la Regione con la minor quota di distribuzione diretta e la maggiore di Dpc». In altre regione, invece, «dove la spesa per farmaci in distribuzione diretta incide in misura assai maggiore, la Dpc viene spesso usata anche per la distribuzione di farmaci di prezzo basso». Confrontando i valori per confezione in Dpc, «mentre in Calabria ha un costo medio di 63 euro, in altre Regioni tale valore è molto più basso, 33 euro in Umbria, Toscana e Liguria, addirittura i 26 euro in Emilia Romagna». Secondo Misasi esiste un'anomalia» e spiega: «La Dpc non viene sfruttata come strumento per garantire la presenza in farmacia di medicinali costosi che altrimenti transiterebbero solo per le Asl, ma per ampliare a dismisura il numero dei farmaci acquistati dalle strutture pubbliche con conseguente distorsione del mercato».
E con riferimento ai temi di governance argomento di corrente dibattito conclude: «Mentre per la Dpc la distribuzione ha costi certi, trasparenti e ben tracciati non solo relativamente agli aspetti economici ma anche con riferimento agli assistiti, ben diversa è la situazione per quanto riguarda i farmaci in distribuzione diretta. Per questi ultimi a mala pena si conosce il costo d'acquisto. Sono, invece, del tutto ignorati i dati relativi sia il costo di distribuzione, certamente non concorrenziale con quello della Dpc, che quelli che consentano di tracciarne il percorso strettamente sanitario e verificarne la consegna ai pazienti e, eventualmente, l'efficacia prodotta.
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