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Politica e Sanità

27 Maggio 2016

Detraibilità servizi problema non risolto: serve legge che riconosca atto professionale


La detraibilità delle spese sostenute per servizi erogati in farmacia da un farmacista resta un problema «assolutamente non risolto», serve un «atto di coraggio politico per chiedere espressamente al Legislatore cosa il farmacista può fare e fino a che punto si può spingere e varare una legge che identifichi chiaramente la prestazione professionale del farmacista». Così Paolo Vintani, vice presidente di Federfarma Milano, Lodi, Monza interviene sul tema della detrazione delle spese sanitarie, in particolare per i nuovi servizi, sollevato da un approfondimento proposto da Farmacista33 (cfr. 13 maggio 2016) e trattato nel blog Mondo Farmacia.
Secondo Vintani la questione va distinta: «Da una parte c'è la farmacia in quanto azienda che deve porsi la domanda ho l'ambizione e la possibilità logistica ed economica di essere un presidio sanitario di zona e adeguarmi con personale, formazione e struttura? La risposta positiva comporta anche l'essere in concorrenza con ospedali e ambulatori medici che con le nuove indicazioni ministeriali tendono a essere a tutti gli effetti dei poliambulatori. Dall'altra» prosegue Vintani «c'è il farmacista, al quale non viene a tutti gli effetti riconosciuta una professionalità sanitaria al passo con i tempi, continua ad essere il tecnico del farmaco e forse potrà aspirare a un riconoscimento per l'azione di controllo della compliance, ma nulla più». Ma secondo Vintani c'è «una terza via, che non lede gli interessi degli altri professionisti, che non pesa sulle casse dello Stato». E spiega: «Le piccole automedicazioni, il consulto alimentare, la prevenzione e i corretti stili di vita, le autoanalisi sono attività che non devono e non vogliono sostituire un atto medico o un'analisi di laboratorio, ma possono essere mezzi di indirizzo per il cittadino. Le autoanalisi possono significare tanto in termini di monitoraggio e prevenzione, è inammissibile che la persona che spende per se stesso nei controlli non possa detrarli. E se il ruolo del farmacista è di "accompagnamento" al controllo è giusto che queste attività vengano incluse quali prestazioni professionali salutistiche. Per arrivare a questo bisogna perpetuare un atto di coraggio politico per chiedere espressamente al Legislatore cosa il farmacista può fare e fino a che punto si può spingere. Molte arti sanitarie hanno avuto delle evoluzioni, il farmacista le deve pretendere».
Il tema anche dal punto di vista fiscale pone dei dubbi o meglio, come spiega Marcello Tarabusi, commercialista dello studio Guandalini di Bologna, «la normativa sulle detrazioni fiscali è abbastanza chiara, è semmai l'Agenzia delle entrate che fa confusione con interpretazioni "libere". Il problema tecnico» precisa «è la definizione di spese sanitarie, ma per il fisco sono spese sanitarie quelle erogate da operatori qualificati per la cura o prevenzione di patologie. Ove la qualifica sanitaria risulta da albi/ordini (medici, odontoiatri etc) o consenta comunque di operare col pubblico (optometristi, infermieri, fisioterapisti, etc) senza prescrizione medica».Tarabusi sottolinea che alle farmacie «si raccomanda di emettere fattura per i servizi sanitari esenti e quindi, tipicamente, le prestazioni rese da professionisti esenti quali infermieri fisioterapisti etc. A nostro giudizio» aggiunge «non dovrebbero essere considerati esenti iva e quindi ammettere lo scontrino (con iva 22) la misurazione della pressione e in generale i test di autodiagnosi fatti con kit preconfezionati. In questi casi, il farmacista non svolge alcuna prestazione professionale propria della sua professione almeno sino a che non vi sia una riforma che includa nella professione anche tali prestazioni. La legge sui servizi 69/2009 li riconduce alla farmacia e solo nell'ambito delle convenzioni con il SSN ma non disciplina i servizi resi al pubblico in libero mercato».

Simona Zazzetta

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