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Politica e Sanità

16 Giugno 2016

Confezioni antibiotici su misura, Scaccabarozzi: contenuto ottimale il problema è culturale


«Nessuno ha interesse a mettere più compresse all'interno di una confezione di antibiotici perché i prezzi non si valutano per singole unità ma per costo-terapia, dunque una compressa in più o una in meno per l'industria non fanno differenza dal punto di vista economico». Con queste parole il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, chiarisce a Farmacista33 alcuni dettagli che completano quanto detto dal Direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Silvio Garattini e dal Direttore Generale dell'Aifa Luca Pani in un recente dibattito sollevato dalla testata. Parlando di confezioni di antibiotici con dosaggi ad hoc che variano in base al regime prescrittivo, Garattini aveva voluto ricordare che «esiste una Legge italiana che lo prevede ma non viene applicata», e lo scopo, tra le altre cose, sarebbe proprio quello di sfavorire l'insorgenza di fenomeni di antibiotico resistenza e left over. Sul tema l'Aifa si era espressa dando piena disponibilità «a vagliare tutti i percorsi possibili nel rispetto della normativa vigente per affrontare l'emergenza globale dell'antibiotico resistenza» e precisando che «il confezionamento è una scelta del titolare dell'Aic».

A tal proposito Scaccabarozzi ha sottolineato che i titolari dell'Aic «fanno già confezioni di antibiotici con un contenuto ottimale di unità posologiche che copre l'esatta durata del ciclo di terapia così come da scheda tecnica - sottolinea - Abbiamo anche confezioni monouso perché vengono preparate affinché ci sia una copertura antibiotica duratura nel tempo per il periodo necessario per essere efficaci per la completa eradicazione dell'infezione», aggiunge. In accordo con quanto detto da Pani, secondo Scaccabarozzi il problema principale dell'antibiotico resistenza sarebbe dunque riconducibile a una carenza culturale: «Se negli armadietti degli italiani ci sono confezioni di antibiotici lasciate a metà non è perché ci sono troppe pillole nella confezione ma perché non vengono portate a termine le terapie. Il problema degli antibiotici è che spesso vengono presi anche quando non servono, e servono solo in un caso, quando li prescrive il medico».


Attilia Burke

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