Brexit, Assemblea Farmindustria: ricadute su assistenza e sistemi sanitari europei
L'ipotesi di uscita dall'Ue della Gran Bretagna «pone un tema relativo all'impatto sul sistema sanitario inglese ed anche sui sistemi Ue; per la Gran Bretagna sarebbe una vera e propria sciagura». Ad affermarlo, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, commentando il referendum inglese di oggi sulla Brexit a margine dell'Assemblea nazionale di Farmindustria al Teatro Argentina di Roma. «Già si prevede» ha spiegato il ministro prima dell'inizio dei lavori «un calo dell'assistenza sanitaria per ogni cittadino inglese pari a 134 euro pro capite e ci saranno forti ripercussioni sulla ricerca». Inoltre «in Gran Bretagna ha sede l'Agenzia europea per i farmaci Ema e l'uscita dall'Ue» ha aggiunto «comporterebbe uno svuotamento di opportunità e professionalità». Altra questione, ha proseguito, «è il valore dell'assistenza sanitaria nella Zona Euro: è necessario far passare il tema dell'assistenza sanitaria a tutti i cittadini europei ed invece assistiamo ad una riduzione in tale settore; già ora gli italiani in Gran Bretagna possono usufruire delle cure solo dopo cinque anni di permanenza». Ma a fare un'ulteriore ipotesi sulle ricadute della possibile uscita della Gran Bretagna dall'Ue, è il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, che ha aperto l'assemblea pubblica di Roma. «Spero che non si parli di Brexit bensì di Remain, perché non si può pensare ad una Unione europea senza la Gran Bretagna. Ma nella malaugurata ipotesi di uscita, auspico che l'Agenzia europea per i Farmaci (Ema) venga trasferita in Italia». Ma non solo. «Nella malaugurata ipotesi dell'uscita della Gran Bretagna dall'Ue - ha affermato il presidente di Farmindustria - credo sia importante porre la questione della sede dell'Ema, che è attualmente in Gran Bretagna. L'Ema non potrebbe ovviamente restare a Londra ma l'Italia ha tutti i requisiti per accogliere l'agenzia». Dunque, ha concluso, «faccio un appello perché l'Ema venga in Italia».
Rossella Gemma
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