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Politica e Sanità

05 Luglio 2016

Crediti Ecm, tutte le cose da sapere prima di considerarsi in debito formativo


Scade il 31 dicembre di quest'anno il triennio formativo Ecm, e l'estate è la stagione naturale per monitorare i crediti. Per capire quanti se ne sono conseguiti, e se ne servono altri, al professionista basta collegarsi al sito dell'Agenzia dei servizi sanitari regionali MyEcm o al sito istituzionale del Consorzio gestione anagrafica professioni sanitarie gestito da Ordini, Collegi e Associazioni. Entrambi riportano i crediti suddivisi per anno e tipo di offerta formativa e gli eventi per i quali sono stati conseguiti crediti. MyEcm riporta anche un elenco di eventi nazionali di prossimo svolgimento, filtrato sulla base delle discipline associate; per contro riporta solo eventi nazionali o prodotti da provider di regioni con cui l'Agenzia Agenas ha convenzioni. Cogeaps invece offre sia gli eventi nazionali sia quelli delle regioni, e ha una pagina personale che l'iscritto può arricchire, e consente di parametrarsi in modo oggettivo ai fini della misurazione del fabbisogno formativo, come spiega Sergio Bovenga presidente Cogeaps.

«Ogni professionista sanitario iscritto all'Albo può in qualità di discente segnalare sue situazioni personali, ad esempio la frequenza di un master o una gravidanza, che il sistema non può sapere. Ricordo che lo standard - 150 crediti da conseguire in 3 anni - è un obbligo "teorico". Infatti potrebbero essere sufficienti 105 crediti per il triennio 2014-16 se, ad esempio, si è soddisfatto in pieno il fabbisogno degli anni precedenti. Inoltre, sempre per esempio, ove si fosse frequentato un master da 60 crediti Cfu, quest'ultimo tradotto vale (per un obbligo individuale triennale di 105 crediti) una riduzione di 35 crediti Ecm. Così da 150 (obbligo standard) il fabbisogno triennale scende prima a 105 crediti (obbligo individuale) e poi a 70 (con il master). Esoneri, esenzioni, formazione individuale, formazione all'estero e autoformazione si possono segnalare solo sul portale Cogeaps». Come fare se si scopre che alcuni corsi non sono stati accreditati? «Innanzi tutto bisogna conoscere le "regole del gioco". In primo luogo, la trasmissione dei dati non avviene in tempo reale; se è vero che il discente riceve l'attestato ormai in giornata, o comunque entro poche ore, il possesso della attestazione di partecipazione non è sincrono con la registrazione in banca dati nazionale. Dal giorno di svolgimento del corso, il provider ha tre mesi per inviare i dati al Cogeaps e all'Ente accreditante (nazionale o regionale), e una volta ricevuti quei dati vanno verificati dall'istituzione preposta, quindi c'è una latenza che può anche superare i 3 mesi prima che i crediti siano visibili in banca dati. C'è poi il tema degli eventi Fad, sempre più "gettonati". Questi ultimi - spiega Bovenga - sono rendicontati non a partire da quando il discente ha finito il corso, ma da quando il corso ha definitivamente termine, quindi se un corso partito a gennaio si conclude a dicembre 2016, e il discente lo ha concluso subito, deve aspettare la fine dell'anno più i canonici tre mesi per la trasmissione dei dati. Dunque, anche 14 mesi di distanza dal superamento del corso».

I provider di regioni convenzionate con Agenas e della maggior parte delle regioni non tardano più a inviare i dati. Con molte regioni - continua il presidente Cogeaps - stiamo lavorando a una piattaforma di web service per scambiare i dati più rapidamente; qualche provider ci mette ancora più di 3-4 mesi, ma grandi ritardi non se ne vedono più. In ogni caso, il processo certificativo è triennale, il corso fatto il giorno prima di Capodanno vale per questo triennio anche se magari verrà accreditato a tarda primavera 2017». E se improvvisamente si scopre che un corso non era di qualità i crediti vengono tolti senza che lo studente lo sappia? «Se ci si riferisce a provider "truffaldini", sono situazioni ormai teoriche, per le quali è comunque titolata a parlare la Commissione Ecm presso l'Agenas; la linea degli Ordini, e anche la mia visione personale, è di tutelare la buona fede del discente. Chi ha regolarmente partecipato non poteva sapere che il corso era "fallato", un'eventuale malafede va provata prima di agire sui crediti».


Mauro Miserendino

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