Ddl concorrenza e capitale, Assofarm contro il tetto del 20%
L'Assemblea Federale di Assofarm ha approvato un Odg per ribadire «con forza il proprio sostegno ai vertici dell'associazione riguardo la contrarietà» sull'emendamento approvato dalla commissione Industria del Senato che fissa al 20% su base regionale il tetto massimo di proprietà di farmacie da parte delle società di capitali. «L'Assemblea Federale di Assofarm - si legge nel documento - all'unanimità ritiene che tale misura sia un viatico alla formazione di alcune grandi concentrazioni in Italia, proprietarie nel mondo della distribuzione del farmaco. Una concentrazione che non riguarderebbe solo i presidi più profittevoli, ma che si potrebbe estendere anche a una verticalizzazione proprietaria tra farmacie e distribuzione intermedia. Elemento, quest'ultimo, che ridurrebbe ulteriormente le marginalità di quelle farmacie escluse da tale concentrazione, mettendo a repentaglio la loro stessa sopravvivenza e, conseguentemente, la copertura farmaceutica in alcune aree del Paese». Per l'Assemblea di Assofarm, quindi, «il limite del 20% sarebbe formalmente limitato alla titolarità dei presidi, ma potrebbe essere superato nella sostanza dei fatturati complessivi». In definitiva, «un provvedimento che sulla carta si pone l'obiettivo di liberalizzare il sistema, nei fatti potrebbe produrre l'esatto contrario: la formazione di un oligopolio che progressivamente ridurrebbe il numero di farmacie presenti sul territorio nazionale». L'assemblea di Assofarm si propone «di continuare il proprio impegno, in ogni sede, per un miglioramento dei contenuti del Ddl Concorrenza, al fine di arrivare alla determinazione del limite del 10% per ogni proprietà e su base comunale, allontanando la deriva commerciale e quindi ribadire il valore sanitario delle farmacie». Un impegno, che, sottolinea il documento delle Farmacie comunali, che prescinde dall'oggetto dell'emendamento, che non riguarda direttamente le farmacie comunali. «L'Assemblea di Assofarm» conclude l'odg «ritiene che tutte le associazioni di rappresentanza della distribuzione farmaceutica italiana debbano impegnarsi affinché permangano le condizioni di universalità del diritto alla salute e di accesso ai farmaci».
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