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Politica e Sanità

01 Settembre 2016

Equivalenza terapeutica e gare, Mmg: determina Aifa danneggia i pazienti


«Prima che entri in vigore la determina Aifa che consente alle regioni di mettere a gara differenti principi attivi scegliendo il meno costoso, per non rischiare sulla pelle del paziente occorre valutare l'equivalenza dei medicinali in gioco sulla base di dati e valutazioni provenienti dalla clinica reale. Noi medici Fimmg a suo tempo abbiamo arruolato 2 mila iscritti a seguito del progetto Aifa destinato a cooptare alcuni Mmg nella prescrizione dei piani terapeutici specialistici. Di quel progetto non si è saputo più nulla però intanto abbiamo sviluppato un importante database, e siamo pronti a supportare l'Agenzia del farmaco nell'affrontare il nodo della spesa farmaceutica correttamente».

Roberto Venesia, responsabile farmaco e segretario piemontese del sindacato dei medici di famiglia Fimmg, torna sulla proroga trimestrale della determina 458 (fino al 17 novembre), proroga per la quale il sindacato ha espresso soddisfazione lo scorso 22 agosto. Ieri sul tema è tornato il sindacato Snami. Il comune denominatore tra le due sigle è il seguente allarme: senza ulteriori interventi, ove il provvedimento entrasse in vigore com'è, da settembre le regioni potrebbero indire a tappeto gare non più solo per i farmaci a brevetto scaduto di cui è entrato in commercio il generico, ma a livello di classi terapeutiche per patologia. Sarebbe un danno per il paziente. Limitazioni prescrittive - «La regione in deficit punta sul farmaco meno costoso, e in questo modo entra a gamba tesa sull'autonomia prescrittiva del medico, che di fronte a un cronico stabilizzato, recuperato alla salute con un altro principio che invece la regione ripudia in quanto meno conveniente, dovrebbe adeguarsi.

Ma noi non possiamo derogare senza motivazioni forti e dirimenti dai principi di precauzione (che in sostanza dice: meglio evitare i danni non noti della strada nuova, ndr) e di continuità terapeutica». Venesia continua: «È vero che si parla di 1500 principi attivi prevalentemente ospedalieri ma è un attimo renderli territoriali attraverso la distribuzione per conto come avverrà per molti di essi in Piemonte. L'accordo da poco sottoscritto dalla nostra Regione con i sindacati delle farmacie è parte di un "corpus" normativo dove per noi medici di famiglia si prevede che quando indichiamo un farmaco diverso da quello approvvigionato dalla regione, un "branded" al posto dell'equivalente, dovremo motivare con una "relazione". A questo punto l'autonomia prescrittiva è in gioco, e come Fimmg diciamo no. Se mi si costringe a scrivere una relazione per motivare la scelta prescrittiva a un farmacista mi si penalizza, mi si toglie tempo utile per rivalutare quel paziente o altri, in tanto in quanto perseguo un principio etico».

Rischi per i pazienti - «Nessun Mmg ha mai messo in discussione il principio di appropriatezza. A pari efficacia si deve prescrivere il farmaco dal minor costo. Ma intanto nella determina Aifa in questione il concetto di equivalenza terapeutica enunciato non "è" letteratura scientifica». La Fimmg nazionale ha sottolineato quattro controindicazioni alle gare tra differenti principi, e cioè rischi per la continuità terapeutica (concreto rischio di frequenti cambiamenti dei farmaci se un anno in una gara vince un betabloccante o un antidepressivo e l'anno dopo vince un altro ancora), per l'equità di accesso alle cure (una regione per ogni categoria terapeutica privilegerà il principio cui ha avuto accesso a minor costo, con disparità, e comunque gli abbienti potranno continuare ad usare il prodotto preferito acquistandolo), per l'aderenza terapeutica, specie degli anziani, e per gli effetti avversi sulla vera popolazione del territorio (anziani, donne, bambini, malati cronici), diversa da quelle dei trial». Scientificità dubbia - Altra obiezione Fimmg, gli elementi atti -per la 458- a determinare il percorso di cura ("indicazioni d'uso prevalente per farmaci con più indicazioni autorizzate" e "rilevanza clinica delle differenze statistiche in termini di efficacia negli studi clinici") si prestano ad interpretazioni soggettive. «Quando a livello nazionale fu adottato il criterio in base al quale per ogni molecola uscita da brevetto il medico deve mettere il nome del principio attivo anziché del "brand" - ricorda Venesia - noi Mmg spuntammo la possibilità che il generico fosse prescritto ai pazienti "naif" non ancora in cura con altri farmaci, o a quelli già curati con successo con il generico. Oggi non vedo la stessa sensibilità e invece ci vorrebbe analoga presa di coscienza, l'Aifa può spingere verso regole nazionali uniformi e applicabili senza creare diseguaglianze. Se ad alcuni assessori questo non piace, li invito come ho già fatto a un confronto pubblico per spiegargli che è questione di pochissimi soldi evitare di varcare il discrimine tra buona e cattiva cura».


Mauro Miserendino

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