Cure non ufficiali e cancro, Aiom: più informazione per vincere arretramento culturale
Dopo la morte di Eleonora, la ragazza di 18 anni affetta da leucemia e per la quale i genitori, seguaci del cosiddetto "metodo Hamer", hanno detto no alla chemioterapia, e di un'altra donna, che per le cure seguiva la stessa modalità, monta la polemica nella comunità scientifica. Carmine Pinto, presidente dell'Aiom l'Associazione Italiana di Oncologia Medica, evidenzia in un'intervista a Doctor33, come sia necessario fare due tipi di osservazioni: «Prima di tutto - spiega - questo atteggiamento non è purtroppo un fatto nuovo. Negli anni, infatti, abbiamo assistito costantemente ad episodi di questo tipo, molto gravi perché parliamo di patologie per le quali le cure avrebbero dato buoni risultati per la sopravvivenza dei malati. Il secondo dato, è che questo atteggiamento rientra in una fase sottoculturale - precisa Pinto - che si sta diffondendo molto nel Paese e che partendo dalle vaccinazioni arriva fino alla cura del cancro». Ma per il presidente Aiom, c'è anche una responsabilità del mondo della comunicazione che riporterebbe informazioni fuorvianti. «Circostanza molto grave perché così non si danneggia solo il singolo ma l'intera popolazione». Altro dato da valutare per Pinto, è come viene veicolato il "dato" rispetto alle possibilità di cura che abbiamo oggi. «Le cure oncologiche sono sì la chemioterapia, ma anche le terapie cellulari, l'immunoterapia e l'ormonoterapia, che hanno migliorato di molto la sopravvivenza dei malati. Persino guarito malati con malattie avanzate». E oggi, per quanto riguarda la chemioterapia, - ricorda Pinto - «abbiamo la possibilità di trattamenti sintomatici che permettono di renderla molto tollerabile, dando non solo quantità ma anche qualità alla vita. Rendere dunque il discorso sulla chemioterapia così drammatico, è un atteggiamento anacronistico che non fa che creare fantasmi nella mente dei pazienti». Stiamo tornando, secondo il presidente Aiom, come in tutti i momenti di crisi a una debolezza culturale che è pericolosa e controproducente e che potrà essere vinta «solo con una forte opera di informazione della popolazione».
Rossella Gemma
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