Politica e Sanità
22 Settembre 2016Con un'ordinanza il Tar Piemonte ha sospeso l'efficacia di una delibera della Regione che fissa obiettivi di appropriatezza prescrittiva ma la Regione ha risposto prontamente facendo sapere che non cambierà direzione e che, nel caso di una bocciatura nella udienza di merito prevista per marzo, impugnerà la sentenza. Questa è la partita che si sta giocando in Piemonte sul fronte della delibera pubblicata sul Bur 20S1 in data 19/5/2016 che fissa gli obiettivi economico gestionali e prevede indicazioni prescrittive per diversi farmaci con l'obiettivo di risparmiare circa 60 mln. Secondo i giudici amministrativi, le previsioni della delibera, «pur non vincolando direttamente libertà prescrittiva dei medici curanti» possono comunque determinare una tendenza a uniformarvisi «facendo così prevalere logiche di risparmio a discapito del parametro dell'appropriatezza della cura».
Inoltre, «non includono ipotesi di deroga motivata al raggiungimento degli obiettivi di risparmio, finanche per le terapie già in corso per le quali è pacificamente consigliato il mantenimento del trattamento farmacologico in essere» e «correlano in modo rigido e automatico al mancato raggiungimento degli obiettivi di salute e assistenziali (tra i quali paiono essere inclusi anche gli obiettivi di contenimento della spesa sanitaria regionale), non solo la mancata attribuzione della quota integrativa del trattamento economico dei direttori generali, ma una valutazione in termini di grave inadempimento contrattuale, tale da comportare ipso iure la decadenza del dirigente dall'incarico». Con queste motivazioni il tribunale ha rinviato la trattazione di merito a marzo 2017 e ha deciso la sospensiva di una parte della delibera che secondo l'assessore regionale alla sanità Antonio Saitta «interesserebbe solo due prodotti, le statine e l'eritropoietina».
E precisa che l'obiettivo sui farmaci è «solo uno dei traguardi assegnati ai direttori generali della Asl» ed è il frutto di «un'analisi dettagliata delle prescrizioni fatta dai singoli medici nelle singole Asl per singolo farmaco». Il bersaglio della decisione, lo si ricorda, è la riduzione della variabilità delle prescrizioni registrata per 11 prodotti che Saitta intende riportare a una media regionale e cita l'esempio degli antidepressivi: «A fronte di 56,98 confezioni per 100 assistiti erogate nella Asl di Novara, nella Asl Cuneo 2 sono dispensate 82,36 confezioni». Ai direttori generali è stato quindi chiesto di informare i medici di famiglia i quali «devono quantomeno spiegare il perché di certi volumi di prescrizioni». E aggiunge che in questo modo ci si allinea anche con una Determina dell'Autorità nazionale anticorruzione sull'attività dei medici e delle Asl: «Per quanto attiene la prescrizione dei farmaci in ambito extra ospedaliero, eventi rischiosi possono riguardare l'abuso dell'autonomia professionale da parte del medico all'atto della prescrizione al fine di favorire la diffusione di un particolare farmaco e di frodare il Servizio Sanitario Nazionale. Altro evento rischioso può consistere in omissioni o irregolarità nell'attività di vigilanza e controllo quali-quantitativo delle prescrizioni da parte dell'azienda sanitaria».
Il ricorso è stato presentato da due aziende farmaceutiche con l'intervento ad adiuvandum di Fimmg, aspetto su cui Saitta ha espresso perplessità in un'intervista sull'edizione torinese de La Stampa: «Mi stupisce che la Federazione abbia fatto proprio il ricorso di due aziende farmaceutiche che hanno il legittimo interesse a incrementare la produzione. Un interesse che non dovrebbe avere nulla a spartire con quello dei medici».
Simona Zazzetta
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