Politica e Sanità
24 Ottobre 2016Se in Italia il problema dell'epatite C venisse ufficialmente dichiarato una "emergenza di Stato" e fosse dunque possibile ricorrere all'utilizzo del farmaco generico per il trattamento della patologia senza il consenso dell'azienda produttrice, ipotesi ventilata nel corso di un'interrogazione parlamentare, tutto il sistema farmaceutico internazionale rischierebbe di saltare. Questo il parere dei vertici di Assogenerici in merito quanto emerso nella recente interrogazione in commissione Affari Sociali del deputato Marisa Nicchi (SI) al Ministro Beatrice Lorenzin, in materia di deroga alla protezione brevettuale per i nuovi farmaci antivirali per l'epatite C.
«È ipotizzabile per l'Italia percorrere la strada dell'emergenza sanitaria al fine di giungere a una licenza obbligatoria per i nuovi farmaci antivirali ad azione diretta contro il virus dell'epatite C - ha detto Nicchi durante l'interrogazione - Attraverso la licenza obbligatoria è possibile infatti produrre i farmaci anti-epatite C a costo contenuto e garantirne l'accessibilità a tutti i pazienti che ne hanno bisogno. Con una tale licenza infatti, un governo forza i possessori di un brevetto, o di altri diritti di esclusiva a concederne l'uso per lo Stato o per altri soggetti».
Tuttavia, l'applicazione di una norma di questo tipo andrebbe a compromettere i delicati equilibri che regolano il mondo farmaceutico: «È la prima volta che sento dire che in un Paese occidentale si possa pensare ad un compulsory licensing - afferma il vicepresidente Medicines for Europe Pierluigi Antonelli rispondendo a Farmacista33 a margine dell'Assemblea generale 2016 di Assogenerici - l'utilizzo di un farmaco generico al posto di uno brevettato, senza l'autorizzazione dell'azienda produttrice, farebbe saltare il settore farmaceutico perché il settore farmaceutico si regge sul rispetto del sistema dei brevetti e se un Paese dell'Europa occidentale o degli Stati Uniti bypassasse questa regola di base, penso ci sarebbero problemi anche in futuro sullo sviluppo di farmaci innovativi». A pensarla nello stesso modo è anche il presidente di Assogenerici Enrique Hausermann che ha spiegato a Farmacista33 la posizione delle aziende: «Noi dobbiamo garantire i diritti della proprietà intellettuale e non si può prescindere da questo. Mi rendo conto che l'Italia per quanto riguarda l'epatite C deve sopportare dei costi che gli altri Paesi non hanno, ma non ritengo giusto che si penalizzi la proprietà industriale. Ritengo che si debba discutere dei piani di sostenibilità per certi tipi di patologie: il costo del trattamento dell'epatite C è alto, ma quali sono i costi evitati? Se a un paziente viene somministrato il farmaco per l'epatite C è evidente che nel futuro questo paziente non graverà o avrà dei costi per il trattamento della patologia molto inferiori rispetto a quelli attuali o a quelli prevedibili. In materia di sostenibilità bisogna abbattere i silos dove il trattamento farmacologico non si parla con il trattamento ospedaliero».
A rispondere all'interrogazione del deputato Nicchi era stato il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo il quale, parlando con i giornalisti a margine dell'Assemblea, ha ribadito che «nella normativa nazionale la questione è molto complicata e delicata, il Ministero della salute farà una verifica approfondita per verificare se quella procedura può essere utilizzata».
Attilia Burke
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