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Politica e Sanità

28 Ottobre 2016

Concorso, numerose rinunce. L’esperto: rifiutate sedi appetibili, andranno ai successivi interpelli


Se da una parte i farmacisti vincitori in regioni differenti hanno dovuto rinunciare a una delle due sedi, in ottemperanza dell'ordinanza del Consiglio di Stato che ha «scritto la parola fine alla possibilità della doppia assegnazione», dall'altra sono tutt'altro che pochi quelli che già al primo interpello hanno scelto di ritirarsi lasciando di fatto non assegnate 90 sedi in Puglia, 76 in Toscana, 71 nel Lazio. A fare il punto è Carlo Ranaudo, docente della facoltà di Farmacia dell'Università Federico II di Napoli: «C'è una grande quantità di colleghi vincitori che senza l'intervento di nessun giudice ha deciso di non prendere nemmeno la farmacia che avevano vinto. In Puglia 90 sedi non vengono assegnate al primo interpello, la metà di quelle messe a concorso. In Toscana dove siamo al terzo interpello erano state assegnate 76 sedi su 115. Nel Lazio solo alla prima chiamata non hanno risposto ben 71 vincitori su 274 ed è facile prevedere che a questi se ne aggiungeranno altri che nei successivi 6 mesi o 12 mesi decideranno di rinunciare. In molti casi» precisa l'esperto «si tratta di sedi spesso interessanti ed economicamente appetibili e non le cosiddette farmacie nel deserto».

Un «esercito di farmacisti che la sede l'ha avuta ma che decidono di rinunciare». Diverse le ipotesi, secondo Ranaudo che possono aver portato i vincitori a rinunciare «al sogno di diventare titolari di una loro Farmacia» dopo aver atteso tanto tempo: «Tempi di attesa eccessivamente lunghi? Il timore di entrare in un mercato difficile? Un miglioramento della situazione lavorativa tale da rinunciare e nel caso di un'associazione di farmacisti portare il gruppo intero alla rinuncia? Eppure chi ha già aperto, e per fortuna non sono più pochissimi, non sembra assolutamente navigare in cattive acque».

E poi aggiunge: «Va anche considerata la più probabile la paura della futura convivenza con soci che sono poco più che dei conoscenti e con i quali non sempre si è condiviso il futuro percorso da fare insieme. Ma il risultato è che chi si chiama fuori crea un danno enorme a chi aveva creduto nell'occasione della vita ed oggi si domanda quando passerà il prossimo treno». Questa situazione, spiega Ranaudo, «potrebbe rappresentare una ottima notizia per chi si era visto escluso dal primo interpello, che apre interessanti spiragli per l'ampia platea dei delusi della prima ora che verranno chiamati a scegliere sedi buone e non lo scarto. A loro andrebbe suggerito di conoscere meglio caratteristiche, aspirazioni ed obiettivi dei futuri compagni di viaggio. Sedersi ad un tavolo e programmare il percorso». Buone notizie ma anche preoccupazione sui tempi in quelle regioni in cui si sta ancora aspettando per i successivi interpelli. Secondo il decreto Cresci Italia il secondo interpello andrebbe avviato subito «dopo la scadenza del termine previsto per l'accettazione», quindi con le sole sedi non accettate, mentre i bandi regionali prevedono che vi rientrino anche le sedi «non aperte entro 180 giorni dalla data di notifica dell'avvenuta assegnazione». Da qui l'attesa, secondo gli esperti: molte regioni infatti hanno scelto di posporre il secondo interpello per aumentare il numero di sedi disponibili e magari più appetibili, ma il dubbio normativo di legittimità delle disposizioni regionali esiste.


Simona Zazzetta

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