Politica e Sanità
07 Novembre 2016Alla vigilia dell'attesissimo election day che vede di fronte Hillary Clinton e Donald Trump può essere utile una panoramica su come i due candidati intendano intervenire nel settore farmaceutico. Lo ha fatto un articolo di PharmaTimes sottolineando come si tratti di un ambito nel quale, a fronte delle divisioni sostanziali su quasi tutti gli aspetti della campagna elettorale, le differenze non sono così significative. Il quadro è possibile a partire dalle rispettive convention nazionali. Trump si è focalizzato sulla ristrutturazione del cosiddetto "Obamacare" (Patient Protection and Affordable Care Act), la riforma della sanità voluta dal presidente uscente. Non un'abrogazione totale, ma interventi mirati, ad esempio, a ridurre il costo dei farmaci riaprendo alla possibilità di importarli e aumentando il numero di generici disponibili sul mercato. Al momento attuale, infatti, non è consentito importare medicinali prodotti al di fuori degli Usa e i cittadini spesso sono costretti a organizzare importazioni illegali e acquisti on line in Canada e Messico.
Trump intende rimuovere queste barriere, incaricando la Food and Drug Administration (Fda) di mettere a punto un processo di approvazione per questi prodotti. L'ente regolatorio, secondo le intenzioni del candidato repubblicano, dovrà anche dare impulso all'autorizzazione di nuove versione equivalenti a basso costo. Anche Clinton mira ad aumentare il numero dei prodotti sul mercato per contribuire a ridurne il costo, dando impulso alla concorrenza. I suoi piani prevedono inoltre che le aziende farmaceutiche debbano reinvestire una percentuale aggiuntiva del loro fatturato in ricerca e sviluppo, altrimenti non potranno ricevere fondi federali. Altro aspetto interessante dei piani della Clinton, quello che riguarda la pubblicità diretta ai consumatori che negli Stati Uniti consente di promuovere i farmaci etici in tv e sui giornali. Una pratica che risulta in aumento del 60% fra il 2012 e il 2015, con una spesa da parte delle imprese pari a 5,2 miliardi di dollari sempre nel 2015. La Clinton vuole introdurre una normativa che richieda un esame preventivo degli spot da parte della Fda, per controllare prima della diffusione al pubblico che rischi ed effetti collaterali vengano comunicati in maniera chiara. Ancora, la candidata democratica, sottolinea PharmaTimes, vorrebbe diminuire l'esclusività dei brevetti da 12 a 7 anni, dare priorità a prodotti che non hanno alternative terapeutiche sul mercato e consentire l'importazione individuale di medicinali. Infine, entrambi i candidati sono d'accordo sul fatto che il programma federale di assistenza sanitaria Medicare dovrebbe negoziare prezzi speciali dei farmaci.
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