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Politica e Sanità

09 Novembre 2016

Molto più di un grande uomo di scienza. Il ritratto di Veronesi nel ricordo dei suoi colleghi


«Abbiamo perso sicuramente una grande figura della scienza, un uomo importante che ha praticamente rivoluzionato la chirurgia nell'ambito del tumore della mammella e che comunque è riuscito a dare grandi impulsi alla ricerca attraverso una visione prospettica particolarmente avanzata». Così Alberto Scanni, primario emerito di Oncologia sperimentale dell'Ospedale Fatebenefratelli di Milano, ha ricordato la figura di Umberto Veronesi, scomparso da poco a Milano. «Era un uomo che è sempre riuscito a guardare avanti nel tempo e ad avere una serie di intuizioni che, nel tempo, sono state consolidate da parte della ricerca». C'è un aspetto che Scanni ci tiene a evidenziare. «Veronesi era uno scienziato "a tutto tondo", riteneva infatti che l'uomo di scienza dovesse avere anche un'attenzione ai problemi di carattere sociale. Per questo si era particolarmente impegnato per i diritti delle persone e in particolare per la difesa dei diritti della donna nell'avere mutilazioni che non la alterassero nella sua corporeità. Era diventato ministro della Salute proprio per riuscire a portare avanti questi discorsi e, sempre mentre era ministro, si era occupato di problematiche relative alle strutture di carattere oncologico al punto che con Renzo Piano aveva ipotizzato una serie di edifici particolari nell'ambito dell'assistenza sanitaria, con ospedali costruiti con determinate caratteristiche attente ai bisogni dei malati». Particolare attenzione, ha ricordato Scanni, era stata rivolta da Veronesi ai problemi della comunicazione con il malato e si era impegnato poi in tematiche riguardanti il tema della terminalità, portando avanti il discorso del testamento biologico. «La sua è stata dunque una testimonianza a tutto tondo, in cui l'uomo di scienza non era soltanto un uomo legato al microscopio e alla ricerca pura ma diffondeva una serie di messaggi che potessero essere legati ai diritti e alla salvaguardia dell'uomo». Scanni ha poi voluto citare esperienze di carattere personale. «Io ho avuto con lui un rapporto molto intenso, nel senso che ho potuto conoscerlo nell'ambito della mia carriera. Mi ha incoraggiato a intraprendere determinate strade e conservo una serie di lettere che lui mi ha scritto complimentandosi per alcuni risultati che ho ottenuto nell'ambito della mia carriera. Quando ero in procinto di diventare direttore generale dell'Istituto Nazionale dei tumori di Milano» ha aggiunto «ero andato da lui a chiedere qualche consiglio e lui con grande attenzione ai problemi e con semplicità umanità mi aveva stimolato ad accettare questo incarico che io ho portato avanti ma sapendo che avevo in lui una persona di riferimento molto importante». Si diceva di lui che era un professore alla mano «e questo era vero» ha confermato Scanni «nel senso che trattava tutti, 'grandi' e 'piccoli', con grande umanità e attenzione. Devo dire che questa perdita mi rattrista profondamente. L'ultimo rapporto che ho avuto con lui è stato epistolare, dopo che era stato pubblicato un suo intervento sul "Corriere della Sera" riguardante i diritti del malato terminale. Gli scrissi una mail e lui fu molto dolce nella risposta, ringraziandomi per la condivisione che avevo mostrato al suo riguardo».

Molti altri sono stati gli attestati di cordoglio per la morte di Veronesi nella comunità oncologica italiana, dove ogni voce testimonia un particolare aggiuntivo della figura del chirurgo milanese. «È una perdita incolmabile per il mondo della medicina a livello nazionale e internazionale. Il prof. Veronesi è stato al contempo un instancabile medico al servizio dei malati oncologici, un continuo promotore di innovazione e un testimonial di spicco dell'eccellenza italiana. Innumerevoli sono i suoi contributi sia diretti che indiretti alla ricerca oncologica. Quello che ha fatto dovrà rappresentare per noi un esempio da seguire» ha dichiarato Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire) di Roma, dove l'oncologo milanese, nella sua ultima visita del 2008, inaugurò l'introduzione dell'innovativa diagnosi biomolecolare intraoperatoria per il ca mammario.

«Prevenzione, ricerca e cura. Il Professor Umberto Veronesi è sempre stato in prima linea nella lotta contro il cancro, spesso difendendo posizioni scomode ma che hanno contribuito a cambiare la storia della malattia. È una grande perdita per l'oncologia italiana e per tutto il mondo della medicina. Ha saputo coniugare come nessun altro le caratteristiche di ricercatore, medico e cittadino impegnato nelle Istituzioni». Sono le parole con cui si è espresso Francesco Cognetti, presidente della Fondazione "Insieme contro il cancro". «È stato un grande amico e un grande Maestro» ha sottolineato Cognetti «e l'oncologia italiana deve molto alla sua figura e ai suoi studi. Grazie anche al suo impegno oggi il cancro non va più considerato un male incurabile. E sempre più italiani sanno che i tumori possono essere sconfitti con terapie efficaci e possono essere prevenuti». E ha aggiunto: «fu uno dei primi a impegnarsi in campagne di sensibilizzazione per far comprendere agli italiani l'importanza degli stili di vita corretti. E si è sempre battuto in favore dell'umanizzazione delle cure mettendo al centro il paziente. In questo senso ha rivoluzionato anche la chirurgia del tumore del seno proponendo per primo interventi non invasivi che rispettassero il corpo delle pazienti. Il suo esempio dovrebbe stimolare tutti noi a continuare con più forza nella lotta contro la malattia».

Anche Mario Melazzini, presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha voluto ricordare la figura del clinico. «A nome dell'Aifa desidero esprimere il più sincero cordoglio per la scomparsa del Professor Umberto Veronesi e un grazie personale come oncologo e ricercatore: una figura importantissima nella storia della medicina, un pioniere dell'oncologia moderna» ha dichiarato. «Il Prof. Veronesi ci lascia un'eredità morale e scientifica molto importante, è stato un protagonista della ricerca, della pratica medica e della vita pubblica del nostro Paese» ha aggiunto, sottolineando come «l'attenzione al paziente, l'umanizzazione delle terapie, la fiducia nel metodo scientifico e la capacità di guardare sempre al futuro con fiducia e razionalità sono valori che Veronesi ha trasmesso alla comunità scientifica italiana e internazionale e che oggi sono un patrimonio del Sistema sanitario nazionale e del mondo della ricerca».

A lui si devono i maggiori progressi nella chirurgia oncologica della mammella. Veronesi ha sempre svolto nella sua vita da ricercatore un ruolo di pioniere. Alcuni interventi oggi considerati normali sono stati il frutto di una dura lotta con il suo stesso consesso mondiale. L'esempio più eclatante, in tal senso, è quello della quadrantectomia, tecnica oggi utilizzatanell'80% dei casi di tumore della mammella all'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano. Il giovane oncologo la presentò per la prima volta a Ginevra, nel 1969. «Ero giovane, ero italiano, venivamo considerati scienziati di serie B e in più trasgredivo all'ortodossia del tempo. In altre parole mi diedero del pazzo». Lui è però sicuro delle sue ricerche e persevera in una tecnica contrapposta al dogma della mastectomia radicale, molto pesante psicologicamente per la donna. Dovettero passare 32 anni prima che gli stessi clinici americani scettici presenti a Ginevra pubblicassero sul "New England Journal of Medicine" nell'ottobre del 2002 un lavoro che dimostrava la pari sopravvivenza a 20 anni di donne sottoposte ai due tipi di intervento. Vinse così la filosofia di Veronesi di attacco al cancro, basata sulla ricerca del minimo intervento efficace rispetto al massimo trattamento tollerabile dal paziente. Nel 1996 un'altra grande intuizione: la tecnica chirurgica del linfonodo sentinella, che evita l'intervento demolitivo dello scavo ascellare. Viene poi perfezionata la radioterapia intra-operatoria che permette di erogare in un'unica soluzione, durante l'operazione chirurgica, la stessa quantità di radiazioni di un intero ciclo post operatorio. Grazie anche a questo progresso Veronesi giunge a sviluppare la tecnica del "nipple sparing", ovvero la preservazione dell'areola e del capezzolo dopo l'asportazione del tumore.

Arturo Zenorini

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