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Politica e Sanità

21 Novembre 2016

Psicofarmaci e oppioidi senza ricetta, cresce abuso. L’esperto: vendita illegale online


Cresce anche in Italia, come succede ormai da anni negli Usa, l'abuso di psicofarmaci fuori da prescrizione medica, nonché di "painkiller" cioè oppioidi, prescritti in genere ai malati oncologici e a chi patisce dolori cronici o post operatori severi, che vengono invece assunti da giovani a scopo ricreativo. A lanciare l'allarme è Alfio Lucchini, psichiatra e past president di Federserd (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze) che, intervistato da Farmacista33, conferma i risultati della nuova indagine sul consumo di droga a Milano realizzata dall'Ats, l'Agenzia di Tutela della Salute della Città Metropolitana diretta da Marco Bosio. Per la sua stesura sono stati raccolti tremila questionari anonimi, sottoposti ad altrettanti milanesi tra i 14 e i 65 anni nel 2015, che scattano una fotografia dell'uso e abuso di sostanze psicoattive, soprattutto tra i più giovani. I numeri parlano chiaro: secondo i dati raccolti, gli antidolorifici vengono assunti senza ricetta, dall'1,5% dei milanesi mentre gli antidepressivi dal 4,1%. Vale a dire, secondo l'Agenzia, che il 3,6% della popolazione assume questi farmaci fuori controllo medico, che a conti fatti significa almeno 30mila persone.
Ed è proprio il direttore del dipartimento dipendenze dell'Ats, Riccardo Gatti, ad evidenziare come sia importante che il sistema sanitario nel suo complesso si faccia carico di questa problematica. «Studiando con una indagine campionaria la popolazione residente in Regione Lombardia, dove esiste un sistema socio-sanitario di buon livello, - precisa Gatti - notiamo come tra le persone che hanno assunto un farmaco oppiaceo negli ultimi 12 mesi, il 23% ha dichiarato una assunzione al di fuori di una terapia prescritta. Di questi, il 40% lo ha assunto utilizzando una precedente prescrizione, il 20% ha avuto il farmaco da un amico o da un parente, il 17% se lo è procurato acquistandolo via internet o in altro modo ed il restante 23% dichiara di esserselo procurato in farmacia senza prescrizione medica». Percentuali simili, conferma poi Gatti, si ritrovano anche fra le risposte di coloro che hanno dichiarato, nel questionario somministrato da Ats, di assumere psicofarmaci al di fuori di una terapia prescritta. «Il 31% utilizza psicofarmaci al di fuori di una terapia prescritta - conferma il direttore del dipartimento dipendenze dell'Ats - Il 45% di questi, li ottiene utilizzando precedenti prescrizioni, il 17% prendendo il farmaco da un amico/famigliare e il 14% lo acquista in internet. Mentre, il 24% dichiara di esserselo procurato in farmacia senza prescrizione medica».

«Questa ricerca conferma i dati a livello europeo e nazionale - commenta Lucchini - che indicano un aumento, per diverse cause, della tendenza delle persone ad assumere psicofarmaci di varia natura fuori da un protocollo e una prescrizione medica diretta. È un aspetto da tenere sotto osservazione, anche perché un certo numero di psicofarmaci, come gli ansiolitici e gli ipnotici, possono indurre alla dipendenza». Per Lucchini è importante anche evidenziare come determinati fenomeni di abuso siano più massicci nelle aree metropolitane rispetto a quelle più rurali e periferiche. Resta però da capire come vengano reperiti questi farmaci che, invece di regola, dovrebbero essere acquistati solo con ricetta medica. Lucchini esclude un ruolo delle farmacie visto che «il canale più utilizzato per l'acquisto resta quello del mercato illegale on line», precisa. E conclude: «Si tratta di un problema di sanità pubblica. L'Italia è un Paese già abbastanza attento alle modalità prescrittive dei farmaci, ma deve comunque intensificare l'attenzione verso queste sostanze da parte di medici e farmacisti non considerando banale l'utilizzo di alcuni psicofarmaci».

Rossella Gemma

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