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Politica e Sanità

23 Novembre 2016

Equivalenza terapeutica, su determina Aifa Sifo prende distanza da tavolo Tdm


I farmacisti ospedalieri prendono le distanze dalle posizioni emerse al tavolo di discussione organizzato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato sulla Determina 458 dell'Aifa. Lo fa sapere la Sifo che in una nota sottolinea di aver preso parte ai lavori contribuendo con «spirito costruttivo alla definizione di una position paper condivisa» ma di avere deciso di «non aderire al documento finale prodotto dal tavolo, non riconoscendosi nel suo posizionamento». Secondo i farmacisti ospedalieri la Determina 458 da una parte «raggiunge l'obiettivo di garantire equità e uniformità nell'accesso alle cure attraverso un parere di equivalenza motivato e documentato cui le Regioni devono attenersi, di contro non chiarisce le modalità per garantire la continuità terapeutica, con particolare riferimento ai pazienti affetti da malattie croniche nei quali il trattamento farmacologico è consolidato, efficace, sicuro e tale da permettere una qualità della vita accettabile, ovvero con un rapporto beneficio/rischio favorevole». Secondo la Società «sarà importante che le Centrali di Acquisto elaborino capitolati di gara secondo il nuovo codice degli appalti tenendo conto dell'equivalenza terapeutica espressa da Aifa ai fini dell'acquisto dei farmaci in concorrenza vera, ma al contempo consentano di rendere disponibili i farmaci necessari a garantire la continuità terapeutica per le aree di cronicità». L'Agenzia del farmaco, lo si ricorda, ha deciso di sospendere per la terza volta la determina oggetto di discussione nei mesi scorsi e sulla quale è arrivata la ferma opposizione di associazione Cittadinanzattiva. La determina consentirebbe alle Regioni di mettere a gara differenti principi attivi scegliendo il meno costoso. Un principio che secondo l'Associazione, se applicato «porterebbe a conseguenze gravi su diversi fronti: i pazienti si ritroveranno, nel corso di una cura già in atto con determinati farmaci, ad essere curati con molecole diverse, perché meno costose, a prescindere dall'equilibrio trovato e per i potenziali effetti avversi derivanti da molecole non del tutto adatte per quel paziente. La compliance e l'aderenza al farmaco quindi potrebbero diminuire, complicando molto la vita dei malati cronici che assumono giornalmente molti farmaci».

Simona Zazzetta

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