Politica e Sanità
05 Dicembre 2016All'indomani della vittoria del No al referendum costituzionale, si comincia la conta dei possibili risvolti che avrà questa situazione anche in campo sanitario. Le dimissioni del premier, infatti, comporteranno una serie di reazioni a catena come: il possibile cambio di guardia del ministro della Salute, Lorenzin, che significherebbe di conseguenza il cambio di corso su molti provvedimenti attuati o ancora in itinere. Il nodo dei Lea per esempio. Il Parlamento deve ancora esprimersi, ma i tempi di lavoro si sono fatti labili e strettissimi. In ogni caso toccherebbe al nuovo Governo vararli in Consiglio dei ministri. Ma il rischio di dilatazione delle date è molto alto e si attendono, peraltro, ancora adempimenti collegati, come le nuove tariffe. Poi, il nodo del pubblico impiego e la Legge di Bilancio che aspetta l'esame del voto del Senato e un'eventuale terzo voto alla Camera. Non ultime, le leggi da fare in Parlamento che, come spiega a Farmacista33 il vice Presidente della Commissione Bilancio e Presidente dell'Ordine dei Farmacisti, Andrea Mandelli, «sono l'unico strumento possibile per affrontare i problemi che sicuramente la sanità italiana ha, ma che non vanno certo risolti modificando la Costituzione».
Il senatore aggiunge, poi, che «il problema più grande della sanità in questi anni, che ha anche ritardato alcuni passaggi, è stato il finanziamento inteso come spesa sanitaria e non come investimento in salute per tutti». Per Mandelli, insomma, bisognerebbe cambiare il paradigma, cominciando a lavorare sugli aspetti più complicati del Sistema analizzandoli volta per volta. Uno su tutti, il problema «serissimo» della distribuzione diretta dei farmaci che, a suo avviso, andrebbe gestito con la legge 405 e non modificando la Costituzione. «Molto spesso - ha aggiunto Mandelli - il problema di finanziare adeguatamente il Ssn è diventato poi l'anello che ha strozzato tutto. Ma sono i professionisti che, in questa situazione, devono darsi da fare». E torna sul discorso dell'aderenza alla terapia: «Quando proponiamo di sorvegliare i pazienti così che ciò che si è speso per le cure non finisca nel cassetto, lo facciamo proprio per risparmiare e creare così un volano positivo per la sanità».
Rossella Gemma
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