Politica e Sanità
19 Dicembre 2016Un emendamento che consenta alle farmacie delle aree terremotate di trasferirsi in una delle nuove sedi sorte con il quorum a 3.300 abitanti e in attesa di assegnazione concorsuale: è questo l'aiuto di tipo legislativo che chiedono le farmacie colpite dal doppio sisma dell'Italia centrale, ancora in gravi difficoltà, secondo quanto riportato dall'Ansa. La richiesta è arrivata durante l'ultima assemblea dell'anno di Federfarma che, sin dall'inizio degli eventi che hanno colpito le Marche, si è mossa per raccogliere fondi e aiutare i colleghi delle zone terremotate. Per l'esattezza, la Federazione ha devoluto più di 192mila euro alle farmacie colpite, ma sembra non bastare. Dal territorio arrivano, anche, richieste di aiuti che vadano al di là del sostegno economico di breve respiro. «Come Federfarma Marche non abbiamo espresso nessuna posizione ufficiale, ma il mio parere personale è che si dovrebbe procedere con l'adeguamento dell'indennità di residenza, come previsto per le farmacie rurali sussidiate, e con una corsia preferenziale in un concorso nazionale per le farmacie terremotate».
A parlare a Farmacista33 è il presidente di Federfarma Marche, Pasquale D'Avella, che ci tiene però a precisare come, sebbene questa sia una soluzione percorribile, non ci sia ancora nulla di ufficiale all'interno del sindacato. «Non abbiamo ancora fatto un Consiglio sul tema, ma è nelle mie intenzioni organizzare un convegno in cui si possa affrontare compiutamente la questione». È, invece, sull'ipotesi dell'emendamento proposto da Federfarma nazionale, che consenta alle farmacie delle aree terremotate di trasferirsi in una delle nuove sedi sorte con il quorum a 3.300 abitanti e in attesa di assegnazione concorsuale, che D'Avella mostra qualche perplessità. «Non mi sembra un'idea percorribile in tempi brevi, come proposto dal Sunifar». Stesse difficoltà si registrano anche nelle province circostanti: ad Amatrice, come racconta Pierluigi Cortellini, presidente di Federfarma Rieti, i fatturati delle due farmacie si sono ridotti del 40%, mentre a Scheggino, come segnala la responsabile rurale di Perugia, Silvia Pagliacci, gli abitanti sono scesi da 500 a 70 e anche se la farmacia del paese non ha subito danni non riesce più a lavorare. A Norcia invece dove operano due farmacie, sono stati trasferiti più di 4mila residenti. Ma il dramma è che «in molti paesi gli sfollati non torneranno più - conclude D'Avella - perché non è rimasto in piedi niente. Per queste farmacie rimanere lì dove sono oggi significa morire».
Rossella Gemma
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