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Politica e Sanità

22 Dicembre 2016

Riforma corso di studi, proposta esaminata da Comitato centrale Fofi


La proposta di riforma del corso di laurea in Farmacia presentata dalla Conferenza dei direttori di dipartimento e su cui, per legge, è previsto il parere della Fofi, è stata esaminata dal Comitato centrale della Federazione. È quanto si apprende da una comunicazione Fofi in cui si sottolinea quanto sia «indifferibile l'ammodernamento dei curricula universitari attesa la necessità di un sostanziale adeguamento del patrimonio di saperi funzionale al ruolo professionale che il farmacista è chiamato a svolgere, anche in relazione al "Patto per la salute" e ai compiti previsti dai nuovi Lea».

La riforma del corso di laurea, afferma Fofi, è un traguardo «di assoluto rilievo che si gioverà certamente di un'intensa collaborazione tra accademia e professione chiamate, tra l'altro, ad assumere con tempestività ogni iniziativa utile a risolvere il gravissimo e preoccupante divario tra il numero dei laureati in farmacia e Ctf e le reali possibilità di impiego così come emergono dalla ricognizione dal fabbisogno di personale sanitario: vera emergenza che rappresenta una priorità nell'agenda della politica della Fofi».

Su questi «delicatissimi temi», fa sapere la Federazione, il Comitato Centrale ha rimesso in attività l'apposita Commissione federale sulla riforma del piano di studi, coordinata dal segretario Maurizio Pace, che avrà il compito di «curare una istruttoria assai complessa ricorrendo anche a una serie di audizioni dei soggetti che, con differenti livelli di ruolo e responsabilità, sono coinvolti nelle decisioni da assumere». Il farmacista, conclude la Federazione, «in coerenza con il progetto federale di Palazzo Marini, è chiamato alla erogazione di prestazioni professionali sempre più orientate alla partecipazione al processo di cura e alla presa in carico del paziente, così come dimostrato dallo sviluppo dei servizi cognitivi e dall'allargarsi delle attività di pharmaceutical care nei principali paesi industrializzati, che hanno trovato concreto e diffuso riscontro in Italia con il progetto I-Mur (Medicine use review) patrocinato dalla stessa Federazione».


Simona Zazzetta

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