Politica e Sanità
16 Gennaio 2017È previsto per giovedì 26 gennaio dalle ore 8.30 alle 12.30 lo sciopero di tutte le farmacie dell'Emilia Romagna in segno di protesta per la mancata applicazione da parte di alcune aziende sanitarie regionali, con particolare riguardo all'Asl Romagna, dell'Accordo regionale sulla Dpc (approvato con DGR n.166/07). A darne annuncio è l'Unione Regionale delle associazioni provinciali dei titolari di farmacia Emilia-Romagna - Federfarma Emilia Romagna. «Chiediamo il rispetto dell'accordo in essere», afferma il presidente Federfarma regionale Domenico Dal Re parlando con Farmacista33. Nonostante la realtà regionale sia notevolmente disomogenea, tanto che in alcune province come quella di Rimini vengono dispensati tramite diretta anche farmaci considerati ormai «obsoleti», mentre in altre province come quella di Ravenna la dpc è fortemente implementata, «l'agitazione è unitaria - afferma Dal Re - i Ravennati sono pronti a scioperare per primi perché capiscono che anche se momentaneamente stanno meglio degli altri, ciò non può durare se anche gli altri non crescono. Le province più fortunate come Ravenna e Bologna erano pronte a tagliarsi un dito purché crescessero anche le altre, erano disponibili a vedere anche una riduzione della propria remunerazione della dpc purché ci fosse una diminuzione della diretta in tutte quante le province».
Tuttavia, la discussione prosegue ormai da tempo «senza risultati - commenta Dal Re - quindi abbiamo deciso di scioperare. Abbiamo fatto una legge regionale che prevede di dare risorse alle piccole farmacie sulle montagne, ma la prima cosa da fare è dare farmaci a queste farmacie. Non si può pensare di vedere la farmacia come soggetto terzo per la distribuzione dei medicinali, la farmacia dev'essere la protagonista della distribuzione». Tra gli elementi che hanno portato il sindacato titolari regionale a dichiarare «lo stato di agitazione», la constatazione che «contrariamente a quanto concordato, la distribuzione diretta invece di diminuire è addirittura aumentata nel 2015 e nel 2016», si legge in una nota.
A rincarare la dose, a detta di Federfarma, la scarsa partecipazione della Regione sul tema in questione: «Le farmacie dal luglio 2015 attendono in vano risposte dall'Assessore Regionale relativamente all'impegno assunto nell'Accordo per il superamento graduale della distribuzione diretta in modo omogeneo u tutto il territorio regionale» sempre sottolineando che «le rivendicazioni dei farmacisti coincidono con la salvaguardia del diritto dei cittadini ad una qualità di servizio che solo l'applicazione dell'Accordo è in grado di garantire». A rimanere aperte, durante, lo sciopero tutte le farmacie tenute ad espletare servizio continuativo in base ai turni determinati a livello provinciale.
Attilia Burke
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