Politica e Sanità
27 Gennaio 2017Sulla diatriba che riguarda i termini di decorrenza della prescrizione della richiesta, a seguito di controlli sulle ricette, da parte delle Asl di restituzione di pagamenti già erogati, è stata fatta chiarezza - pur con alcuni nodi irrisolti - con una sentenza di inizio dicembre della Corte di cassazione, sezione 1 (n. 24653 del 2 dicembre 2016). A fare il punto Stefano Carlo Ribolzi, avvocato dell'omonimo studio di Milano. La vicenda in questione riguarda un titolare di Bergamo a cui la Asl aveva trattenuto un importo pari a poco meno di 1500 euro, oltre gli interessi, dai corrispettivi del 2007 a compensazione di un «asserito» pagamento indebito effettuato nel '93 e '94 ma il tema «interessa i titolari di tutta Italia».
La diatriba, spiega Ribolzi «è sorta a seguito di due diversi orientamenti da parte di due distinte Corti d'Appello» e il nodo aperto era «se i termini dovessero decorrere dal momento in cui la ricetta è stata spedita e pagata o dal momento in cui la Commissione farmaceutica, a cui sono affidate, dalla Convenzione, le verifiche sulle ricette, ha effettuato la valutazione se ammetterla o meno al pagamento. Ora la Cassazione è intervenuta» fissando «il termine proprio dal momento in cui la Commissione farmaceutica aziendale ha preso la decisione». Infatti, come si legge nella sentenza, dato che il pagamento avviene secondo le modalità fissate dalla convenzione «il venticinquesimo giorno del mese che segue la presentazione delle distinte riepilogative, non è ab initio privo di causa», ma «la prestazione è divenuta priva di causa a seguito dell'esame e del successivo annullamento delle ricette irregolari a opera della commissione».
Quindi, solo dal momento in cui viene accertato in via definiva l'indebito, «diviene attuale l'interesse del soggetto» cioè della Asl «alla restituzione della somma indebitamente percepita e, certo, il suo diritto». Un altro aspetto da sottolineare, continua Ribolzi, è che «la sentenza non lascia dubbi interpretativi sul fatto che il termine di prescrizione sia decennale e non, come sostenuto da alcuni, quinquennale». Rimangono però alcuni nodi ancora aperti: «Il problema è che non tutti i controlli sulle ricette passano al vaglio della Commissione ma è la stessa Convenzione nazionale che prevede anche per la Asl la possibilità di effettuare le verifiche e di provvedere ad addebiti diretti. In questo caso, però, la sentenza nulla dice. Rimane quindi aperto il nodo se la prescrizione decorra dal momento in cui la ricetta è stata spedita e poi pagata o, anche in questo caso, dal controllo effettuato dalla Asl». Come evidenziato, il tema interessa tutte le Asl, ma è particolarmente sentito in Lombardia, «dove le farmacie si vedono rettificare le ricette con una certa frequenza».
Francesca Giani
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