Politica e Sanità
31 Gennaio 2017La Regione Puglia vara una stretta sulle prescrizioni in parallelo all'avvio della riforma ospedaliera, e il primo atto è una delibera sulle statine in cui si chiede ai medici di famiglia di indulgere meno con principi attivi non genericati e di prescrivere in prima istanza i generici. Chi non si adegua deve relazionare compilando una scheda specifica sul sistema informatizzato regionale E Dotto. Dopo le statine toccherà ad inibitori di pompa ed eparine, e ad altre categorie farmacologiche che sui media sono dipinte come "farmaci canaglia". Per restare tra gli anti-ipercolesterolemici, i medici pugliesi, secondo i calcoli della Regione, nel 2016 hanno sforato i tetti di categoria di 14 milioni, tra rosuvastatina (aumento prescrittivo del 23% nel 2016, costa 2,5 volte la simvastatina) e simvastatina più ezetimibe (valore prescritto in aumento del 48%).
La delibera del responsabile del servizio farmaceutico peraltro è stata oggetto di recente modifica come spiega Antonio Chiodo presidente Snami Puglia: «Il provvedimento dovrebbe riprendere la nota Aifa che raccomanda di partire nei nuovi pazienti dalla statina di prima generazione. Però la norma pugliese nella prima versione non prevedeva che i pazienti trattati con rosuvastatina potessero continuare a fruire del farmaco con il quale si erano trovati bene, e questo va oltre le indicazioni nazionali. Sono stati convocati i rappresentanti di parte medica ed è stata corretta, ma aspettando che esca siamo alle soglie della scadenza del brevetto e dell'entrata in commercio del generico».
Chiodo aggiunge che «molta della prescrizione attribuita al medico di famiglia arriva da un'indicazione dello specialista. E comunque una parte di essa è giustificabile, si adatta alle peculiarità del paziente. Ad esempio, a parità di dosaggio la rosuvastatina rispetto alle altre statine consente di verificare in tempi più brevi gli effetti benefici sui livelli di colesterolo. E noi abbiamo pazienti con più fattori di rischio, tanti e da trattare in modo efficace e con attenzione all'aderenza terapeutica. Non posso escludere che una gran parte di quei 14 milioni di sforamento se prescritta secondo le regole Aifa sarebbe spesa egualmente». Le delibere invece non hanno altro effetto che implicare sanzioni - il pagamento del medicinale - per i medici che non si conformassero. «Gli sprechi sono da altre parti -segnala Chiodo- ad esempio nella distribuzione per conto dove le farmacie ottengono una remunerazione da 8-10 euro a pezzo contro i 4 euro della Toscana; nella distribuzione diretta, dove il malato non è dimesso con i 30 giorni di terapia e deve procurare le medicine; lo stesso ospedale chiede poi che ci si porti le medicine per la cronicità dal territorio, e queste sono ulteriori occasioni in cui la sanità pugliese non si approvvigiona utilizzando lo sconto del 50%».
Il presidente Snami Puglia ha scritto una lettera aperta al Governatore Michele Emiliano sottolineando un quadro preoccupato dell'attività del medico pugliese, «ad esempio si vorrebbe una medicina generale attiva sabato e domenica per evitare gli affollamenti nei pronti soccorso e prendere in carico parte dei codici verdi, ma ci si guarda bene dal dare risposte alle esigenze di natura diagnostica; anzi, si lascia che quel territorio si sguarnisca pubblicando le carenze ogni 3 anni, e tollerando situazioni di organico precarie, visto che chi può andare in pensione in questo contesto lo fa. Sulla politica restrittiva della regione ho chiesto l'intervento di alcuni sindaci. Il sindaco è espressione della sanità municipale ma purtroppo, pur prevista a livello nazionale e regionale, la conferenza è in disuso».
Mauro Miserendino
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