Politica e Sanità
09 Febbraio 2017Valorizzare la professione e i farmacisti come antidoto alla precarietà e al fenomeno della sottoccupazione. È l'appello che parte dalle parafarmacie e dal Mnlf, intervenuti nella vicenda del giovane farmacista umbro, retribuito con i voucher, denunciata dal Venerdì di Repubblica lo scorso 3 febbraio. Allo stato attuale «da un lato si va in direzione del capitale nella proprietà delle farmacie e dall'altro si retribuiscono i farmacisti con i voucher: in Italia la professione di farmacista continua a essere svilita e non tutelata» sottolinea in una nota Davide Gullotta, presidente della Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane.
La situazione, aggiunge Fabio Romiti, vicepresidente del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, è di un «sempre maggiore ricorso a forme atipiche di lavoro e non giustificate da particolari condizioni economiche di crisi»: a seconda «del periodo si è ricorsi al lavoro nero, al part-time camuffato e oggi a quello che è stato reso legale: tirocinio post-laurea e voucher». Tutto ciò «mentre il Ccnl è scaduto da quattro anni» e le trattative sono lontane dall'essere avviate. In questo scenario «un nuovo modello di servizio farmaceutico servirebbe, ma siamo proprio sicuri che questo eliminerebbe in maniera significativa la tentazione di risparmiare sul lavoro?». Quanto poi «al numero chiuso» interviene Vincenzo Devito, presidente Mnlf, «non è la soluzione, ma solo un escamotage: la soluzione è offrire alternative a una professione troppo farmacia-centrica e aprire quello che rimane uno dei settori più chiusi in Italia». Secondo Gullotta, poi, «resta fondamentale difendere strenuamente la professione e non il luogo dove questa si esercita». Da qui la richiesta indirizzata anche a Fofi: «un cambio di strategia e dunque un intervento più forte e deciso in difesa della professione del farmacista» che «rischia di essere distrutta». Che «facciano tutti un esame di coscienza» è la conclusione di Gullotta, «tendendo una volta per tutte la mano alle parafarmacie, che nonostante un sistema che ne ostacola il futuro, continuano a offrire servizi al cittadino e rappresentano una alternativa di lavoro valida per tutti i colleghi».
Francesca Giani
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