Politica e Sanità
10 Marzo 2017L'intento portato avanti dalle Regioni al tavolo del Mise sulla Diretta che si è tenuto ieri all'Aifa è di ampliare il volume della Dpc, con un passaggio di farmaci dalla convenzionata, alla luce di un risparmio per il servizio sanitario del 40-45% circa: vale a dire che, grazie al meccanismo delle gare, «per ogni miliardo di euro in valore di farmaci che si spostano dalla convenzionata alla Dpc si risparmiano 400 milioni». Di contro, «in presenza di un accordo per allargare la Dpc, nulla osta a rivedere in senso critico anche la distribuzione diretta e, in alcuni casi, dove le condizioni ci sono, di allargarla alla Dpc, purché a saldi invariati per le Regioni».
A fare il punto Loredano Giorni, responsabile del Servizio farmaceutico della Regione Piemonte, e rappresentante delle regioni al tavolo, in un'intervista a Farmacista33. «La posizione delle Regioni» spiega Giorni «è di cercare di raggiungere un accordo quadro con la filiera per trasferire parte della convenzionata alla Dpc, con un risparmio che è valutabile, in base delle quantità mosse, sul valore dei farmaci spostati del 40-45%». Di contro, «se ci sarà un accordo per allargare la Dpc, nulla osta a rivedere in senso critico la distribuzione diretta e, in alcuni casi, dove le condizioni sono cambiate di allargarlo alla Dpc. Ma questo deve partire da una condivisione dell'obiettivo di trasferire farmaci dalla convenzionata alla Dpc e soprattutto deve essere a saldi invariati per le Regioni». Altrimenti «ogni regione va avanti per la propria strada e si attiva per fare la Dpc a livello regionale. Ma questo va contro l'intento che ci siamo posti di uniformare, nei limiti del possibile, la situazione a livello nazionale».
Per quanto riguarda il volume di farmaci per i quali è auspicabile un passaggio dalla convenzionata alla Dpc, «è tema che va discusso, approfondito, verificato. Secondo noi si dovrebbe parlare di quantità significative. Ma chiaramente va visto se ci sono le condizioni». Il principio alla base della proposta delle regioni è di «introdurre nel mercato farmaceutico un meccanismo concorrenziale attraverso la gara pubblica, per cui, se per lo stesso farmaco ci sono più possibilità, è chiaro che mi rivolgo all'azienda che me lo offre al prezzo più basso».
D'altra parte, «abbiamo dieci miliardi di euro della farmaceutica convenzionata che compriamo a listino» secondo prezzi negoziati dall'Aifa «e non attraverso le gare: se di questi riuscissimo a trasferire alla Dpc - e quindi al sistema delle gare - 3-4 miliardi, ci sarebbe un miliardo e mezzo di risparmio per il servizio sanitario. Non poco». Rispetto all'obiezione portata al tavolo da Farmindustria, dell'esistenza già con l'Aifa di un livello di contrattazione dei prezzi, «allora ricontrattiamo tutti i farmaci sulla base dei prezzi reali di acquisto delle regioni. L'industria vuole negoziare solo con Aifa? Bene, lo faccia però ai prezzi di mercato». D'altra parte la situazione è che «ho un farmaco che oggi ha un prezzo ex-factory di 250 euro e un prezzo al pubblico di 350. Come regione lo compro a tre-quattro euro. Come faccio a rinunciare a questo e spiegarlo al contribuente?»
Francesca Giani
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