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Politica e Sanità

17 Marzo 2017

Università. Pace (Fofi) da Commissione su riforma corso studi spinta verso numero programmato


Sul fronte della formazione universitaria ci sono due criticità che contribuiscono alle difficoltà occupazionali del momento: l'assenza di un numero programmato a livello nazionale e il fatto che l'accesso all'albo di farmacista avvenga da due percorsi, la facoltà di Farmacia e quella di Chimica farmaceutica, con un aumento nel numero di iscritti rispetto al reale fabbisogno. Ad affermarlo Maurizio Pace, segretario Fofi, a margine del convegno "Il futuro della professione farmaceutica: formazione universitaria e prospettive occupazionali" - che si è tenuto nel corso della prima giornata di FarmacistaPiù, il congresso dei farmacisti italiani partito oggi al Mico di Milano - facendo il punto sui lavori della Commissione avviata entro la Federazione dedicata alla riforma del corso di studi. «Abbiamo lavorato in maniera intensa, sentendo tutte le componenti della categoria e coinvolgendo anche membri del consiglio nazionale vicini al mondo universitario e un primo risultato è stato l'apertura di un nuovo spiraglio di collaborazione». Diverse sono le criticità sul fronte della formazione universitaria messe in luce dalla commissione: «L'Italia è l'unico Paese in cui c'è un corso di laurea in Farmacia e uno in Chimica farmaceutica: se tale differenziazione aveva a fine anni Sessanta, quando l'industria assorbiva una grande quantità di laureati, oggi non è più così e tutti i laureati, o comunque, la stragrande maggioranza, converge nelle farmacie. Il risultato è che il numero degli iscritti raddoppia, creando una platea di laureati che rimane anche parecchio tempo in attesa di occupazione». Da qui la richiesta della Federazione: «introdurre il numero programmato e aprire la riflessione su una riforma a tutto tondo che riqualifichi la professione. Per quanto ci riguarda ci stiamo muovendo in questa direzione e certamente occorrerà mettere mano alla Legge 270 del 2004».




Per quanto riguarda i contenuti della riforma del corso di studi appena conclusa, spiega Ettore Novellino, presidente della conferenza nazionale dei direttori di dipartimento di farmacia, «abbiamo lavorato quasi due anni con il contributo di tutte le componenti universitarie interessate e di numerose società scientifiche». La necessità è stata quella di «adeguare il percorso formativo all'evoluzione del ruolo del farmacista, inserendolo nel nuovo modello di Ssn, e di un concetto di salute più ampio, che si sta delineando a partire, da un lato, da un uso sempre più marcato dei biologici per arrivare, dall'altro lato, a inglobare anche le categorie del benessere e del bellessere». La prima linea di azione è stata una «riformulazione del corso di laurea nella direzione dell'adeguamento ai vincoli europei del mutuo riconoscimento, mettendo le basi per la possibilità da parte dei laureati in Italia di lavorare nell'Ue» e in questo senso «sono state introdotte 14 materie». Poi, «in sinergia con Fofi stiamo cercando di ridefinire anche l'ammodernamento del ruolo del farmacista che opera sul territorio, in modo che possa essere impiegato in aspetti che fino ad ora sono stati marginali ma che la sostenibilità Ssn pone in prima evidenza: tra questi la presa in carico del paziente in termini di corretta farmacoutilizzazione, appropriatezza e aderenza alla terapia» ma anche nuove medicine alternative. In particolare, in questa direzione, «ci sono una serie di profili integrativi che si vanno a inserire sulle materie obbligatorie quali nutraceutico, fitoterapeutico, clinico terapeutico - con per esempio approfondimenti in fisiopatologia, farmacologia clinica, microbiologia clinica, igiene - o biochimico clinico». La riforma sarà «operativa già da inizio anno accademico 2017-2017, in 15 sedi, e successivamente si partirà nelle altre 18».

Francesca Giani

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