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Politica e Sanità

30 Marzo 2017

Screening celiachia: nelle persone asintomatiche benefici non chiari


In una dichiarazione pubblicata su Jama, la U.S. Preventive Services Task Force (Uspstf) statunitense, un pannello indipendente di esperti volontari che offre raccomandazioni sull'efficacia di specifici servizi di cura preventiva, ha concluso che le prove attuali non sono sufficienti a valutare il rapporto tra benefici e danni dello screening per la celiachia in persone asintomatiche. Il documento, redatto da un gruppo guidato da Kirsten Bibbins-Domingo, della University of California di San Francisco, esprime una dichiarazione di tipo I, che indica mancanza di prove, scarsa qualità delle stesse o prove contrastanti. Come ricordano gli esperti, questa patologia che causa gravi danni all'apparato gastrointestinale e ad altri apparati, ha una prevalenza stimata tra gli adulti negli Stati Uniti che va da 0,4% a 0,95%, con percentuali più elevate tra gli individui bianchi non ispanici, le persone con anamnesi familiare positiva per malattia celiaca e i pazienti con altre patologie autoimmuni. La Uspstf ha analizzato le prove presenti in letteratura sulla precisione dello screening per la celiachia in adulti, adolescenti e bambini asintomatici, i potenziali benefici e i rischi dello screening rispetto a non effettuare lo screening e lo screening mirato a determinate categorie di persone rispetto allo screening universale, e ha valutato i benefici e i rischi della terapia della celiachia quando rilevata dallo screening, ma non clinicamente visibile.

I risultati hanno mostrato prove insufficienti sull'efficacia dello screening per la celiachia in adulti, adolescenti e bambini asintomatici per quanto riguarda morbilità, mortalità o qualità della vita. La Uspstf ha anche riscontrato prove insufficienti sull'efficacia dello screening mirato in persone che sono a rischio aumentato per la celiachia, e sull'efficacia del trattamento della malattia celiaca asintomatica rilevata dallo screening nel miglioramento di morbilità, mortalità o qualità della vita rispetto all'assenza di trattamento o a un trattamento iniziato dopo la diagnosi clinica. In un editoriale di accompagnamento, Rok Seon Choung, della Division of Gastroenterology and Hepatology alla Mayo Clinic di Rochester, concorda sul fatto che le prove attuali sull'efficacia dello screening per la celiachia nelle popolazioni asintomatiche siano scarse o assenti e certamente non sufficienti per consigliare lo screening.

«Riconoscendo che nella maggior parte dei casi la malattia celiaca passa inosservata e può presentare sintomi diversi, è ragionevole che i medici tengano una soglia bassa nel consigliare i test per la celiachia, soprattutto in popolazioni ad alto rischio, come nel caso in cui vi sia un familiare affetto o diabete mellito di tipo 1» fa notare tuttavia l'editorialista, che poi conclude: «In tutti i pazienti dovrebbe essere ricercata di routine una storia familiare di malattia celiaca, data l'influenza sul rischio di malattia. Poiché la tendenza verso un test meno invasivo e un accesso più pronto a una dieta senza glutine dieta riducono l'onere della diagnosi e del trattamento, spetta alla comunità di ricerca medica fornire i dati per determinare chi debba essere sottoposto allo screening e trattato per la celiachia, e quando e come questo possa avvenire».

Jama 2017. doi: 10.1001/jama.2017.1462

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A cura di Redazione Farmacista33

 
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