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Politica e Sanità

18 Aprile 2017

Distribuzione farmaci, esperti a confronto: superare disparità per bene paziente e Ssn


Se è vero che i bisogni del paziente sono in evoluzione e il sistema sanitario dovrà sempre più dare risposta a cronicità e pluripatologie, è condivisa un po' da tutti la necessità di ripensare le modalità di distribuzione dei farmaci Ssn per superare le disuguaglianze esistenti e le difficoltà di accesso alle cure e di concentrare gli sforzi sulla medication review, che rappresenta una forma sostenibile del servizio sanitario di domani. Sono questi alcuni dei messaggi partiti dalla tavola rotonda che si è tenuta nel corso del convegno dal titolo "Ripensare i canali distributivi dei farmaci SSN: meno distribuzione diretta, più distribuzione per conto e più farmaci in convenzionata" organizzato con il contributo incondizionato di Teva, l'8 aprile da Assofarm Emilia Romagna in cui è stata presentata anche la ricerca "La spesa farmaceutica a carico del SSN. Comparazione tra accordi regionali e modalità di distribuzione" elaborata dalla Studio Antares di Forlì. «È ormai chiaro a tutti che i risparmi della distribuzione diretta sono inesistenti» è stato l'intervento del presidente di Federfarma, Annarosa Racca, riportato dall'house organ Filodiretto, «ed è bello vedere che oggi contro il doppio canale c'è un fronte comune nel quale rientrano anche alcune Regioni. Le quali hanno capito che il futuro è la farmacia dei servizi, che fa aderenza terapeutica e gestisce le cronicità, ma perché al contempo distribuisce tutti i farmaci della fascia A e, in dpc, tutte le specialità innovative della diretta. Monitoraggio dell'aderenza? I titolari sono pronti a farlo, come dimostra il progetto avviato nei mesi scorsi dall'Irst di Meldola, provincia di Forlì-Cesena, per la valutazione dell'aderenza terapeutica in oncologia». Una posizione condivisa anche da Egidio Campari, direttore delle Farmacie comunali riunite di Reggio Emilia: «Bisogna uniformare il sistema sulla distribuzione dei farmaci anche perché finora, con la preoccupazione di contenere la spesa pubblica, non sono mancati gli sprechi, ma senza ottenere risultati certi sui pazienti. Proprio sui pazienti cronici, invece, coinvolgendo le farmacie, si potrebbe risparmiare e guadagnare in salute».

Secondo il coordinatore regionale Assofarm Emilia Romagna, Ernesto Toschi, che ha organizzato il convengo, infatti, «dalla ricerca effettuata dallo studio Antares (si veda Farmacista33 del 11 aprile), che ha preso in esame tutti i 21 accordi regionali sulla DPC ed ha messo a confronto i dati, è emersa una realtà fatta di profonde differenze di trattamenti per i cittadini che non sono più giustificabili. Una disparità per altro che stride con i buoni sistemi sanitari esistenti in regioni come Toscana e Emilia- Romagna. Ma credo che di questa situazione responsabile sia la legge 405 del '91 e la politica ideologica praticata nel settore farmaceutico fino a qualche anno fa soprattutto da queste regioni». In questa direzione «il tavolo del Mise rappresenta a nostro avviso un'opportunità per l'intera filiera di confrontarsi per trovare soluzioni per l'oggi e per il futuro per riequilibrare a livello nazionale le modalità di distribuzione dei farmaci che stanno penalizzando tutti i giorni le farmacie e in modo particolare quelle con più basso fatturato». Ma al di là di questo, «mi permetto di sottolineare con rammarico che i problemi legati alla filiera, con particolare riguardo alla rete distributiva finale del farmaco, vengono percepiti con molta difficoltà dalle forze politiche e dai mezzi d'informazione. Il sistema farmaco-farmacia è molto più complesso di quello che può sembrare perché ha a che fare con la salute e il benessere fisico e psichico dei cittadini e non può essere visto e trattato solo dal punto di vista economico e per di più con grossolane imprecisioni».Concorde sulla centralità del paziente anche Mauro Mancini, segretario Sifo Emilia-Romagna: «Il principio che deve guidare ogni riflessione è che il paziente è al centro del sistema salute. Quello che abbiamo rilevato è che su queste tematiche c'è un'esigenza di avere strumenti di valutazione oggettivi, dati certi per impostare riflessioni e eventuali cambiamenti. È anche per questo - e per cercare di trovare un equilibrio tra bisogni del paziente e sostenibilità del Ssn - che abbiamo promosso un tavolo parallelo a quello del Mise sulla distribuzione, con la partecipazione di tutti gli steakholder - compresa Cittadinanzattiva -, dedicato a trovare in maniera indipendente una metodologia scientifica e certificata (dall'Istituto superiore S. Anna di Pisa) in grado di quantificare i costi della distribuzione diretta con l'obiettivo di fornire ai decisori politici strumenti di valutazione e di intervento. Nel tavolo, come dicevo, il paziente, con tutto il suo disagio, rimane al centro di ogni valutazione. Accanto a questo, come Sifo, siamo pronti a mettere a disposizione tutto il know how che abbiamo maturato in questi anni relativamente ai farmaci che abbiamo trattato, anche avviando un tavolo parallelo dedicato alla gestione del paziente, per mettere in comune questo bagaglio di esperienze e conoscenze, ove possa essere utile». Al di là di questo, «faccio una riflessione personale. Siamo in un momento in cui sarebbe opportuno ripensare il sistema. Quello che credo è che andrebbe fatto in maniera complessiva. E credo anche che sia il momento di uscire da una logica della remunerazione a percentuale per arrivare a una logica della remunerazione dell'atto professionale. Questo ritengo sia la base di ogni riflessione sul ruolo di farmacie e farmacisti, anche nella direzione della presa in carico del paziente».
«Invece che soffermarsi sulle differenze di vedute, iniziamo a parlare di tutti quegli elementi che vedono la filiera e la politica unita: in primis l'obiettivo della tutela della salute dei pazienti» è stata la posizione di Salvatore Butti, Director Bu generics, Otc & Portfolio di Teva Italia. «Anche sulla base delle evoluzioni dei bisogni di salute della popolazione «in questa direzione, il modello da perseguire deve essere la presa in carico del paziente. Un modello che tanto potrebbe contribuire anche alla tenuta del servizio sanitario e che non può che avere come punto di riferimento il medico di medicina generale e il farmacista di comunità, capillarmente presenti sul territorio e soprattutto vero punto di contatto con gli assistiti. In termini di frequenza, non c'è operatore della salute a cui i pazienti si rivolgano di più e con un rapporto fiduciario». Mentre, proprio la presa in carico del paziente e l'aderenza alla terapia, leva fondamentale della cronicità, «vengono meno in modelli in cui sono distribuite in maniera diretta da Asl o ospedali terapie, talvolta anche per sei mesi/un anno». Se poi «medici di famiglia e farmacisti del territorio non conoscono, in maniera approfondita, i farmaci innovativi e soprattutto il contesto di problematiche di salute che implicano, è dovuto in primo luogo a questa politica di marginalizzazione che ha tenuto lontano il medico dalla prescrizione e il farmacista dalla distribuzione di tali farmaci».
La rete delle farmacie di comunità, continua Butti, «è un'eccellenza del nostro Paese e credo che occorra cercare di preservare e valorizzare questa ricchezza. L'errore che rilevo nella lettura del sistema farmacie è l'associazione alla farmacia della sola distribuzione del farmaco. Non è così: la farmacia è un presidio sanitario sul territorio e la dispensazione è solo una parte di quello che può fare: lo ripeto, centrale è l'aderenza alla terapia e la presa incarico del paziente».
Da Toschi è arrivata poi anche una riflessione a chiusura del convegno: «Il tavolo della filiera si è mostrato unito e determinato a battersi per correggere le modalità di distribuzione dei farmaci del Ssn» e valutare una «riduzione della Diretta a favore della Dpc e della Convenzionata. Da tutti è stata accolta favorevolmente l'idea lanciata da Nello Martini di una presa in carico del paziente cronico da parte delle farmacie territoriali, anche se la proposta non è nuova perché esistono già sperimentazioni in atto, come quella promossa dall'Irst di Meldola sui farmaci oncologici in collaborazione con alcune farmacie della Romagna. Come pure è stata accolta favorevolmente da Antonio Brambilla, responsabile dell'assistenza territoriale della regione l'invito rivolto dal presidente di Assofarm Venanzio Gizzi alla Regione Emilia-Romagna affinché si faccia capofila della sperimentazione sulla presa in carico dei pazienti cronici».

Francesca Giani

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