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Politica e Sanità

21 Aprile 2017

Def, Ok da Commissioni delle due Camere, ma Senato chiede più risorse a Ssn


Ok dalle commissioni sanitarie al Documento di economia e finanza del governo. Ma la commissione sanità del Senato è più dura di quella affari sociali: chiede al governo più risorse e certezze nei prossimi tre anni per finanziare i vecchi e nuovi livelli essenziali di assistenza in tutte le regioni. Dal Senato - In nove punti il collegio guidato da Maria Emilia De Biasi dà il via libera al Documento di programmazione economica (Def) del governo ma suggerisce correzioni a medio termine e perplessità. Mai come nel triennio considerato c'è stata tanta differenza da una parte tra trend di crescita del Prodotto interno lordo nominale (2,2 punti quest'anno e 2,9 nel 2018) e tasso d'aumento del Pil reale (1% nel 2018 e 19 se va bene) e dall'altra fra crescita del Pil nominale e incremento medio del fondo sanitario (previsto all'1,3%).

Al punto 2, si rileva che i prezzi dei beni e servizi sanitari crescono a un tasso maggiore dei prezzi di beni e servizi considerati globalmente: un fattore negativo da assommare ai timori del presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, che evoca una spesa sanitaria 2019 al 6,4% del Pil e quindi troppo bassa secondo i dati Ocse per garantire la sopravvivenza alla sanità pubblica. Con il Pil reale previsto, poi, a un governo che prevede la discesa del tasso di disoccupazione dall'11,5% di quest'anno all'11 del prossimo e al 10,5 del '19, in audizione, l'Istat replica indirettamente che tra 2015 e 2016 (crescita 1%) la percentuale di disoccupati under 35 che han trovato lavoro, sondati a un anno di distanza, è crollata dal 27 al 21%. Dal Senato viene perciò il richiamo a integrare le somme per la sanità pubblica, a non praticare tagli lineari che specie nelle regioni "virtuose" potrebbero incidere in settori dove ogni soldo speso genera salute, a considerare nella lotta alle cronicità e nell'immissione in commercio di farmaci innovativi gli indicatori di benessere inseriti nel Def. In proposito, tra i quattro indici, due - Reddito medio disponibile e indice di diseguaglianza - sembrano aprire per la prima volta la strada all'introduzione del criterio di "deprivazione" portato avanti dalle regioni del Sud per il riparto del fondo sanitario. La Commissione al punto 6 ammonisce a non revisionare i ticket giusto per garantire al servizio sanitario di "fare cassa". Scrive la Commissione: "appare problematico restituire ai ticket la fisiologica funzione di regolazione della domanda in ragione dell'appropriatezza rendendo più eque le regole di esenzione (...) essendo invece i ticket diventati una robusta fonte di finanziamento del SSN ed essendo essi caratterizzati da effetti distorsivi quali l'indirizzo di prestazioni verso la sanità privata (superticket di 10 euro) o verso l'acquisto diretto delle stesse". Sul personale del Ssn - per il quale si prevedono in linea con il resto dei pubblici dipendenti aumenti sul monte salari dello 0,36% per il 2016, 1,09% per il 2017 e 1,45% nel 2018 - la Commissione ricorda oltre agli impegni contrattuali quelli relativi alla stabilizzazione e al rispetto della direttiva Ue sugli orari di lavoro.

Infine si chiede di rivedere le mansioni dell'Agenzia del farmaco per garantire che ogni risparmio sulla spesa farmaceutica garantisca innanzi tutto i farmaci innovativi (il Def punta a coprire con i Fondi dedicati solo i "nuovissimi") e di incentivare la ricerca in sanità, anche sull'umanizzazione. Dalla Camera - Anche la Commissione Affari sociali dà il via libera al Def, ma conferma la necessità di rivedere i vincoli sulla spesa e sulla dotazione di personale in sanità "introducendo elementi di graduale flessibilitaÌ, a partire dal superamento del tetto di spesa, in modo da favorire lo sblocco del turn over; "l'esigenza di inserire un'adeguata previsione della spesa sanitaria in relazione agli improcrastinabili rinnovi contrattuali" e infine "la necessitaÌ di realizzare un meccanismo che, pur nel rispetto della ripartizione di competenze tra Stato e Regioni, preservi la consistenza e l'effettivo utilizzo dei Fondi relativi al welfare da parte delle Regioni".


Mauro Miserendino

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