Politica e Sanità
15 Maggio 2017Il superticket è «una tassa iniqua che ha alimentato le disuguaglianze, aumentato i costi delle prestazioni sanitarie, gravando ancor più sulle tasche delle persone che sempre più spesso rinunciano a curarsi, pur avendone bisogno». Così Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato, commenta il raggiungimento delle trentacinquemila firme da parte della petizione lanciata lo scorso anno da Cittadinanzattiva attraverso gli attivisti del Tribunale per i diritti del malato e la piattaforma www.change.org, per chiedere l'abolizione del superticket. Sull'onda di questo risultato Cittadinanzattiva ha inviato una lettera recapitata al Ministro della Salute e al Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, per chiedere un incontro per la consegna ufficiale delle firme e un coinvolgimento delle organizzazioni di cittadini e di pazienti al Tavolo interministeriale che sta lavorando alla revisione della normativa sui ticket.
«Sottoscrivendo la petizione» continua Aceti «i cittadini hanno condiviso la necessità di una abolizione al più presto del super ticket che non è servito né ai cittadini né al Servizio Sanitario Nazionale. E non ha rimpinguato le casse del Ssn, anzi paradossalmente le ha impoverite, spingendo i cittadini, snervati dai costi maggiorati e dalle lunghissime liste d'attesa, ad andare nel privato, che spesso diventa persino più conveniente per alcune prestazioni, come gli esami del sangue. Quella che doveva essere una manovra transitoria e straordinaria, a distanza di 5 anni dalla Legge Finanziaria del 2011 che l'ha introdotta, è diventata invece la normalità». I dati ufficiali di Agenas, del resto, lo confermano con una diminuzione degli introiti da ticket del 9,4% nel periodo 2012 -2015, causata proprio dal super-ticket. «Anche le modalità di applicazione regionale del superticket sono fonte di disuguaglianza» aggiunge il coordinatore Tdm. «Attualmente ci sono quattro comportamenti diversi: chi non applica il superticket; chi applica 10 euro fisse su tutte le ricette per prestazioni diagnostiche e specialistiche; chi modula una quota aggiuntiva per ogni ricetta in base al reddito e chi invece modula rispetto al valore delle prestazioni in ricetta.
Anche nella individuazione del reddito da prendere a riferimento ci sono comportamenti diversi: c'è chi usa il reddito familiare, chi l'Isee». «È ovvio che i cittadini chiedano che questa tassa odiosa sia abolita» conclude. «Dal canto nostro, abbiamo scritto a Ministero della Salute e Conferenza delle Regioni che proprio in questi giorni stanno lavorando alla revisione delle norme sui ticket, per chiedere che agiscano concretamente con l'abrogazione del superticket di 10 euro e che lo facciano coinvolgendo anche le organizzazioni di cittadini. E non si pensi di compensare questa misura introducendo una nuova tassa, cioè il ticket sui codici verdi al Pronto Soccorso che, per definizione, sono situazioni da gestire appropriatamente in Ps».
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