Politica e Sanità
08 Giugno 2017Sono online sette ricette del medico di famiglia su otto, lo dice la rilevazione Promofarma di marzo. Le regioni partite per ultime in pochi mesi stanno colmando i gap. La Calabria è nella parte superiore della classifica di marzo con oltre l'80% delle prescrizioni dematerializzate; e la Provincia di Bolzano, ultima a partire, è già al 46% di ricette online di Campania, Veneto, Molise, Trentino e Sicilia superato la soglia del 90% e Piemonte e Val d'Aosta, partite più tardi sono intorno all'88%. Bene il Lazio all'83%, la Liguria all'82 con l'Umbria, la Puglia che migliora portandosi all'81%. Si rileva una certa stagnazione in regioni con proprio sistema di accoglienza dati (Lombardia con il Siss ed Emilia Romagna con il Sole arrancano intorno all'80% pur essendo partite prima) e arretrano appena le Marche attestate al 72%.
Lenta, la Toscana raggiunge il 69% contro il 62% della rilevazione dello scorso settembre. «La rimonta della Calabria dimostra che il sistema d'accoglienza centrale è costruito in modo intelligente ed efficace, buona anche la performance bolzanina, con qualche complessità in più forse legata al sistema d'accoglienza regionale che hanno scelto» commenta a caldo Daniele D'Angelo direttore di Promofarma società di Federfarma che monitora l'andamento della ricetta elettronica. D'Angelo non vede una correlazione tra regioni con proprio sistema informativo e diffusione più lenta della ricetta "dematerializzata", che ventilerebbe un'inesistente minor efficienza dei servizi regionali. «Il Veneto e il Trentino hanno saputo coinvolgere molto bene i propri operatori, anche la Puglia cresce: diciamo che nelle situazioni in cui i processi di messa a punto dei sistemi d'accoglienza dati regionali sono stati accompagnati da formazione, informazione e proattività dei gestori locali si rischia meno di scontare ritardi». Quanto alle situazioni dove resiste una quota, per la verità sempre meno alta, di ricette cartacee, «occorre valutare per prima cosa il rapporto tra regione e operatori. Tra questi ultimi, a differenza dei medici, I farmacisti non hanno un ruolo chiave nell'immettere dati nel sistema». In effetti è il medico di famiglia che dà il "la" alla ricetta online.
E a Paolo Misericordia responsabile area ICT della Fimmg ci rivolgiamo per capire quali sono ancora gli inciampi nelle regioni dove si può parlare in tal senso, a partire dalla sua, le Marche. «La caduta della prescrizione rilevata da noi e lo stallo in qualche altra regione penso siano fattori contingenti, non nascono da una minor attitudine dei medici di famiglia a prescrivere online ma dagli sforzi fatti da queste regioni di distribuire le prescrizioni anche tra gli specialisti di ospedali e Asl, in situazioni dove l'informatica però purtroppo non sempre è adeguata. Questo determina un aumento, momentaneo, della quota di ricette "rosse", che sarà reversibile quando i software di gestione di pronti soccorso e reparti si adatteranno alla ricetta elettronica». L'adeguamento dell'ospedale è una delle due criticità ravvisate da Misericordia: la seconda è la stampa del promemoria su carta. «Dipendesse da noi medici di famiglia non ci sarebbe più, è un aggravio di tempi e costi. Ma questo cambiamento è lento, e pare non solo per eventuali sacche di resistenza in altre categorie: al Ministero della Salute si ravviserebbero problemi tecnici di trasmissione da superare una volta "operata" la ricetta in farmacia».
Mauro Miserendino
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