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Politica e Sanità

09 Giugno 2017

Occupazione, Sinasfa: per non titolari prospettive più fosche. Manca turn over


Il turn over, linfa vitale per creare prospettive occupazionali, nel sistema delle farmacie italiane, per come è costruito allo stato attuale, è praticamente irrisorio e questo, in un quadro in cui le dinamiche di accesso diretto al mondo del lavoro, a differenza di altre professioni, sono bloccate, non fa che accrescere i problemi lavorativi già presenti. In questo contesto, occorrerebbe fare più chiarezza sulle aspettative di chi si iscrive a Farmacia e riflettere, oltre che sulle politiche del numero programmato, sul numero di facoltà di Farmacia presenti in Italia in relazione allo stato di disoccupazione. È questa una riflessione lanciata da Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari, che si inserisce nel dibattito innescato sulla base delle statistiche occupazionali che Almalaurea aveva pubblicato il mese scorso. «Se consideriamo le possibilità di accesso alla professione da parte di chi esce dall'università» spiega Imperadrice «ci rendiamo conto di quanto la nostra professione, in un panorama di tutte le professioni, abbia dinamiche lavorative differenti. Innanzitutto il sistema è bloccato, in primo luogo perché, a differenza della maggior parte delle altre professioni, non è possibile esercitare liberamente, mettendosi direttamente sul mercato, e le possibilità occupazionali sono legate in gran parte alla farmacia, in termini di titolare o di dipendente». Su questo, «come prima riflessione, va rilevato che l'abbassamento del quorum, dal quale sono scaturite le possibilità offerte dal concorso straordinario, per quanto ancora incompleto, non può essere una misura applicabile all'infinito, almeno non nella concezione di farmacia che è espressa oggi dalla legislazione italiana» e per altro «vanno aggiunte anche le iniziative parlamentari volte a eliminare quella che per certi punti di vista è stata una valvola di sfogo dell'occupazione, che è rappresentata dalle parafarmacie».

Ecco che, in questo contesto, «si inserisce una mancanza di turn over che è di fatto strutturale e con ben poche possibilità di cambiamento. Basta pensare a quanto successe nel 2012, quando si provò a prevedere un principio di turn over grazie alla previsione normativa che imponeva di lasciare la funzione di direttore al compimento dei 65 anni: una norma che purtroppo è stata subito abrogata». Se quindi «occorre un intervento nella direzione di creare turn over», alla base «di tutto c'è però la questione dell'ereditarietà della farmacia, con l'ulteriore complicazione che nella maggior parte dei casi a gestire la farmacia sono società famigliari: ecco che se ci mettiamo nei panni di chi non è, per così dire, figlio d'arte, figlio di titolari, le prospettive occupazionali sono ancora più fosche. E alla luce di queste considerazioni, vorrei fare un ragionamento proprio a partire dai dati occupazionali di Almalaurea, ipotizzando che almeno il 40 % dei neo laureati potrebbe essere figlio o parente di titolare. Secondo Almalaurea, a uno, tre e cinque anni dalla laurea lavorano rispettivamente il 55%, il 77% e l'80,9% dei neolaureati. Il punto dolente di fondo è che chi esce dalla facoltà di farmacia ed è figlio di titolari è molto probabile che troverà un posto di lavoro nella farmacia di famiglia. Se teniamo conto di questa percentuale, per andare ad analizzare le prospettive occupazionali di chi non è figlio d'arte, allora le statistiche, con un calcolo approssimativo ma che dà l'idea del fenomeno, potrebbero indicare che tra i non titolari a non lavorare a uno, tre e cinque anni dalla laurea sarebbero rispettivamente l'85%, il 63% e il 59,1%. Con un ulteriore aggravio: a distanza di 5 anni dalla laurea il 60% dei laureati non solo si ritroverebbe ancora disoccupato, ma nel frattempo avrebbe anche la "concorrenza" di almeno altri 15/20 mila farmacisti che in quell'arco di tempo hanno raggiunto nuovamente la laurea». Tutte considerazioni, «queste, che ci fanno guardare con un'altra prospettiva all'eventuale arrivo delle catene, dove le dinamiche lavorative e occupazionali sono governate da principi diversi». Ma in generale «credo che occorrerebbe fare più chiarezza, anche sulla base di questi numeri, tra chi si iscrive alla facoltà di farmacia e in generale credo che il numero delle facoltà di farmacia dato questo stato di disoccupazione non potrà rimanere così ancora a lungo ma avrà in maniera naturale degli assestamenti come logica conseguenza dello stato di cose. Nonché, come più volte abbiamo detto, allargare gli sbocchi professionali dei farmacisti e agire, come abbiamo già sottolineato, sul sistema, dal turn over all'ereditarietà».

Francesca Gian

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